Torta timo e mele per tornare a vivere

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A Adelaide Miles, scomparsa all’improvviso: brillava nel mondo come un gioiello. E a sua moglie Sophie Curzon-Siggers, mia sorella oltre i legami di sangue e nonostante la distanza. Se fossi lì con te, ti abbraccerei giorno e notte e piangeremmo insieme.

Saluto sempre tutti. Le persone, ma anche i posti. Saluto i miei genitori quando salgono in macchina per andare al ristorante, saluto P. quando torna a casa sua mentre le stelle ci osservano luccicando, saluto mio nonno ogni volta che chiudo la porta del suo appartamento. Saluto prima di partire, prima di tornare, prima di andare a dormire. E, prima di salutare, cerco sempre di risolvere tutto quello che non è stato risolto. Con un bacio, con delle scuse, con un “ti amo” o con un “ti voglio bene”. Perché andare a dormire senza avere fatto pace mi è sempre sembrato uno dei più grandi errori, così come partire senza aver sorriso ed essersi abbracciati stretti. Saluto sempre tutti: quando me ne vado e so che sarà difficile tornare saluto perfino i posti. Li saluto come fossero persone, ringraziando per quello che ho vissuto in riva a quel lago, su quegli scogli, in quelle aule.  Una sorta di addio consapevole perché, parafrasando Holden Caulfield, “mi piace sapere che è l’ultima volta.”

Con le persone, in realtà, è una sorta di gesto scaramantico, un saluto sperando che non sia l’ultimo, ma, in cuor mio, sapendo che potrebbe esserlo. Perché non siamo qui per sempre, e lo sappiamo, certo, ma per sopravvivere dobbiamo dimenticarcelo. Dobbiamo dimenticarci che un’auto potrebbe venirci addosso anche se rispettiamo scrupolosamente tutti i limiti, che un disperato potrebbe ucciderci con un pugnale per qualche soldo, che un tumore potrebbe distruggerci anche se abbiamo 25 anni, che un mattino potremmo non svegliarci anche se la sera prima eravamo i soliti, quelli di sempre, quelli sani, forti, invincibili, apparentemente immortali. Ce ne dimentichiamo tutti i giorni, perché se non ce ne dimenticassimo non potremmo mai farcela, a uscire di casa, a tuffarci in mare, a prendere un aereo. Ce ne dimentichiamo perché se ci pensassimo sempre, tanto varrebbe farla finita in un istante.

E poi, qualcosa ce lo ricorda. Ce lo ricorda l’amico morto per overdose, quel ragazzo sensibile e intelligente, con gli occhi limpidi. Ce lo ricorda un anziano che passa con il bastone. Ce lo ricorda una notizia letta su Facebook, che toglie il fiato e le parole. A quel punto, tutto perde di senso e dire qualunque cosa sembra sciocco, stupido, fasullo, perché a cosa servono le parole se lei o lui non torneranno più? a cosa serve dirsi “fatti coraggio” se il coraggio manca? a cosa serve dire che niente ha senso se l’unica cosa che si vorrebbe trovare è proprio un senso? a cosa serve dirsi che si è vicini se si è lontani, se quella perdita ha ingigantito le distanze, e solo chi ha perso qualcuno può capire, ma forse nemmeno, perché ogni dolore unico e insopportabile in modo diverso?

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E, come se non bastasse, chi resta non può arrendersi, almeno non per sempre. La vita ci prende in giro costringendoci a rialzarci, a nutrirci, un po’ più soli, un po’ più feriti, ma obbligati a proseguire su un cammino costellato da ostacoli, senza sapere se alla fine ci sarà un premio o soltanto il vuoto. E’ un’opera buffa, un mistero ridicolo. La vita va avanti, le foglie tornano a germogliare, i fiori a sbocciare, i bambini a nascere in questo grande caos privo di senso.

Non ci sono risposte, né soluzioni. Ognuno trova la sua, e purtroppo c’è anche chi non la trova affatto. Ma ci sono cose che possono aiutare, cose semplici come le torte fatte in casa, cose semplici e potenti come il profumo del burro e quello degli abbracci. Tanti abbracci: l’affetto sommato di tutte le persone che ti vogliono bene e insieme ti sussurrano: “Non sei solo. Ci siamo noi, siamo tutti qui, anche se non ci vedi. Ti stiamo accanto, ti porteremo cibo caldo e ti copriremo con coperte di lana se ti scorderai di farlo. Ti terremo la mano e ti stringeremo a noi tutte le volte che ne sentirai il bisogno. Ti canteremo canzoni che curino l’anima. Ti asciugheremo le lacrime e ti aiuteremo a fare i primi passi quando sarai pronto.”

Perché l’unica cosa che resta, è l’amore degli altri. Anche se in quel momento non te ne importa nulla, è l’unica cosa che resta, l’unico modo che abbiamo per scaldarci e vincere insieme, almeno per un istante, il gelo della morte.

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TORTA TIMO E MELE CON SALSA AL CARAMELLO

Ingredienti

Per la torta

340 gr di farina

1 cucchiaino raso di cannella macinata

½ cucchiaino di bicarbonato

1 pizzico di noce moscata

1 pizzico di sale

230 gr di zucchero bianco

150 ml di olio

2 uova

3 cucchiai abbondanti di latte

1 cucchiaino di estratto di vaniglia o i semi di 1 baccello

2/3 mele di media grandezza pelate e tagliate a tocchetti

2 cucchiai di timo fresco

Per la salsa al caramello

115 gr di burro

150 gr di zucchero di canna

75 gr di zucchero bianco

1 cucchiaio di acqua

1 pizzico di sale

115 gr di panna liquida

Prima d’iniziare, scaldate il forno a 180°. Imburrate leggermente una teglia tonda per torte, rivestitela con della carta da forno e imburrate ancora.

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In una ciotola, setacciate insieme la farina, la cannella, il bicarbonato, la noce moscata e il sale. Un po’ come quando eravate piccoli e facevate nevicare sul presepe, avete presente?

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In un’altra ciotola mescolate lo zucchero, l’olio, le uova, il latte e la vaniglia. Ora versate la farina nel composto di uova e mescolate fino a quando spariranno i grumi. L’impasto sarà piuttosto denso, ma non vi preoccupate: è così che deve essere.

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Ora aggiungete le mele a tocchetti e il timo, mescolate ancora.  Versate il composto nella teglia e infornate  da 20 a 25 minuti. I forni sono tutti diversi, quindi consiglio di usare il solito vecchio trucco dello stuzzicadenti al centro. Se esce pulito, il dolce è pronto. Lasciate raffreddare almeno un’ora.

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Mentre il dolce raffredda, preparate la salsa al caramello. É una salsa semplice, da preparare, ma anche una delle più buone che assaggerete nella vostra vita. Sale sul podio del piacere e vince, stravince, batte tutti. Una salsa orgasmica.

Fate sciogliere in un pentolino il burro con lo zucchero bianco, quello di canna, l’acqua e il sale. A fuoco lento, mi raccomando. Fate bollire per 5/6 minuti. Più la salsa bolle, più sarà densa una volta raffreddata. Mescolate frequentemente e con attenzione. Diciamo che nel frattempo non è il caso di chiamare la vostra migliore amica. Togliete dal fuoco e versate in una ciotola in modo che la salsa non continui a cuocere. Aggiungete la panna, con cautela: la salsa potrebbe ribollire, se fate piano evitate ustioni e danni. Ecco. La salsa orgasmica è pronta. Servitela sul dolce calda o fredda.

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E, mi raccomando, portate il dolce a qualcuno che amate. Se è felice, portateglielo perché lo sia ancora di più. E se invece è triste, addolorato, perduto, bè, il dolce non lo farà tornare come prima, ma aiuterà, questo è certo. Portate quel dolce a chi amate. E quell’amore, gridatelo, ditelo forte, sussurratelo. Perché le cose importanti, non importa come, ma vanno dette.

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4 thoughts on “Torta timo e mele per tornare a vivere

  1. sei proprio brava ..mi piace come scrivi, mi piace quello che scrivi…ogni tua parola mi fa dire ..si …è vero …anch’io la penso così….sono quelli i valori che contano……la vita è bella …bisogna saperla leggere…e tu lo fai….ciao e continua così.. S

    1. Grazie Sergio, è bello sapere che quello che scrivo incontra altre persone e si mette a risuonare con le loro vite. Grazie mille, davvero. Un abbraccio.

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