Torta di mais alla crema

Torta di mais

Il mondo là fuori urla, si agita, si contorce. E noi con lui, serpenti avvinghiati gli uni agli altri.

Da piccolo t’insegnano che nei boschi s’incontrano i lupi, che le streghe ti porgono il fuso affinché tu ti punga e che le mele più rosse spesso sono avvelenate. Te lo dicono, ti avvertono. Solo che tu presti attenzione alla seconda parte, quella che racconta come i cacciatori tirino fuori le bambine dalle pance dei lupi e i baci dei principi spezzino gli incantesimi.

E così, un giorno, ti guardi attorno e ti ritrovi a chiederti come mai i lupi siano così tanti e i principi, invece, pochi, rari e preziosi. Non che i cacciatori non compaiano mai, o che i principi non esistano. Solo che spesso sono da qualche altra parte e non sentono le tue urla.

Il mondo là fuori grida. E noi ci divoriamo a vicenda, senza pietà, senza scampo. Si parla di cannibalismo come di una pratica perversa, ma cannibali lo siamo tutti i giorni. Ci divoriamo la faccia, i muscoli e le ossa, dilaniamo la gioia altrui trasformandola in tragedia. Mescoliamo il sangue degli altri con i loro successi e lo beviamo come elisir di supremazia. Infilziamo pupille innamorate sulle forchette del cinismo. Tagliamo a pezzetti la speranza giovane di un futuro diverso e l’affoghiamo nell’acido delle frustrazioni. Soffochiamo a mani nude ogni ventata di cambiamento, ogni tentativo di fuga altrui dalla gabbia dei serpenti.

Ci divoriamo a vicenda, fragili vittime gli uni degli altri. E nessuno ci garantisce la sopravvivenza.

Per fortuna, talvolta, nel buio brillano cristalli. Cose che ci salvano, quando tutto si fa freddo e vortici marini tentano di trascinarci verso i fondali del mondo. Sono cose semplici, alcune, come il té delle cinque anche se hai fretta, una carezza al tuo gatto prima che ti morda, le forsizie gialle ai bordi della strada, una rivista che profuma di carta e una torta dorata alla crema. Sono cose benedette, alcune, come un amico che ti porta a scaldarti al sole. Come imboccare il viale di casa e vedere che dentro la luce è già accesa. Come un abbraccio lungo, in silenzio, senza bisogno di dire nulla e con la promessa di esserci sempre. Sono cose rare, preziose. Cose che vanno protette.

Torta di mais

Questa è una torta semplice: servono pochi ingredienti e poche pentole. Allo stesso tempo è una torta speciale, che si divide da sola in strati. Una base croccante e terrena, che nutre gli animi e rafforza i corpi. Un centro morbido e denso. E poi la superficie, panna dorata e scintillante di miele, come un gioiello. É una torta che sa di primavera, di nuovo, di pulito, di fresco. Di gentilezza.

TORTA DI MAIS ALLA CREMA

Ispirata a Like a strawberry milk

Ingredienti per una torta di 24 cm circa

50 gr di burro
140 gr di farina
120 gr di polenta
1 cucchiaino e 1/2 di lievito
Un pizzico di sale

2 uova
45 gr di zucchero
480 ml di latte

50 gr di burro, sciolto
1 cucchiaio di aceto
1 cucchiaio di estratto di vaniglia o 1 baccello

240 ml di panna da montare

Per prima cosa, come capita sempre quando si tratta di torte, imburrate la tortiera. Accendete il forno a 170° e infornatela affinché si riscaldi. É un passaggio insolito, ma indispensabile affinché la magia della torta non venga sconfitta.

Farine

In una ciotola mescolate la farina, la polenta, il lievito e il sale. In un’altra mescolate le uova e lo zucchero, aggiungete il latte, il burro fuso, l’aceto e l’estratto di vaniglia.

Versate ora il composto sulla farina e mescolate fino a quando non scompaiono i grumi. Versate ora tutto nello stampo per dolci riscaldato e, infine, versate la panna liquida al centro dell’impasto.

Panna

Cuocete per un’ora, fate raffreddare una trentina di minuti e servite con miele d’acacia, di castagno o sciroppo d’acero. Tenetene da parte qualche fretta, da offrire a chi, come un cristallo, illumina il vostro mondo.

Appena sfornata

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