La Torta Bourdaloue

Torta Bourdaloue

Ci sono cose che sembrano impossibili. Tutti ti ripetono che non le realizzerai mai, tutti ti dicono che sono soltanto sogni e che i giorni, quelli che si srotolano uno dopo l’altro nella realtà, bè, sono completamente diversi dagli ideali. Ci sono cose che sembrano impossibili e di solito le cose che sembrano impossibili sono sempre le più belle.

Le cose che sembrano impossibili cambiano a seconda di chi guarda il mondo in quel momento, ma in generale, allo stato attuale delle cose, ricadono nelle seguenti categorie:

1. Trovare un lavoro. Perché il lavoro non c’è più e questo lo sappiamo tutti: ce lo ripetono alla televisione, nei talk show, sui giornali; ce lo ripetono i genitori, ce lo ripetono i vecchi seduti al bar o alla bocciofila. E, quando il lavoro c’è, allora è sottopagato, senza garanzie, mai abbastanza soddisfacente. Quando c’è, diciamo, è un lavoro privo di futuro.
2. Costruire una casa. Perché senza lavoro non ci sono soldi e senza soldi non ci sono case, né tetti sulla testa, né tegole con cui coprire i tetti, né comignoli. Senza i soldi non ci sono nemmeno tovaglie, a dire la verità.
3. Amarsi. Perché l’amore è un imbroglio: le mogli puliscono, lavano, stirano, cucinano, figliano e si prosciugano, mentre i mariti tradiscono e se ne stanno in poltrona; e quando i mariti sono individui buoni e rari, allora sono le mogli a essere isteriche, prive d’inventiva, carenti di passione, sull’orlo della follia.
4. Sposarsi. Perché senza amore non c’è matrimonio e senza fiducia in te non posso pretendere che tu creda in me; perché la fatica di costruire rapporti è una fatica inutile quando questi cadono a pezzi, quindi tanto vale risparmiare energie in solitudine.

Le cose che sembrano impossibili sono parecchie: alcune, sono simili per tutti; altre, diverse per ognuno. Tutte, però, hanno a che fare con i sogni, perché il succo di tutta questa tiritera è che i sogni, ormai, paiono impossibili da realizzare. Così credono tutti. Quello in cui credo io, invece, è il fattore Bourdaloue.

Torta Bourdaloue

Il fattore Bourdaloue, se applicato a dovere, dà vita a numerose conseguenze. Ne citerò solo alcune. Il fatto che il lavoro si possa trovare, ma probabilmente non subito quello perfetto; il fatto che i soldi non siano tanti, ma che ci si possa divertire; il fatto che dare il bianco faccia venire male ai muscoli e scegliere le piastrelle confonda la testa, ma che una casa si costruisca così, maniglia dopo maniglia, pennellata dopo pennellata; il fatto che ci si possa amare, ma solo se si è pronti ad ascoltarsi, a cambiare, a ricominciare, a volte anche a rinunciare; il fatto che ci si possa sposare, ma solo ammettendo che non sempre sarà facile, però chissenefrega, sei tu quello che voglio, tutta la vita, anche quando verranno i giorni di pioggia.

È questo, il fattore Bourdaloue: non esistono torte troppo complicate, torte troppo difficili da sfornare nella cucina di casa propria. Ma esistono torte per cui ci vuole tempo, pazienza, cura, attenzione, dedizione, determinazione. Sono le torte più buone, in verità, quelle per cui vale la pena lottare. Anche a costo di metterci anni per una singola fetta.

Torta Bourdaloue

TORTA BOURDALOUE

Ingredienti

300 gr di pasta frolla
1 – 1,2 kg di pere Williams mature, dalla polpa soda
½ stecca di vaniglia, tagliata in lunghezza e grattugiata
6 cucchiai di succo di limone
½ barattolo di confettura di albicocche
Per la crema alle mandorle
70 ml di panna da montare
60 gr di farina di mandorle
50 gr di burro
60 gr di zucchero a velo
Un cucchiaino di maizena
1 uovo piccolo
Per la salsa al caramello
30 gr di zucchero
2 cucchiai d’acqua
10 gr di burro
100 ml di panna

La torta Bourdaloue è una torta che richiede diversi passaggi: il consiglio è quello di suddividere il lavoro in momenti diversi, magari anche in giorni. Afferrato il concetto della divisione del lavoro, nulla di più semplice che questa torta leggera come le ali degli angeli, dal sapore simile a una di quelle giornate limpide e croccanti d’inizio autunno.

Diamo per scontato che abbiate già la pasta frolla. Considerate che la potete preparare due giorni prima e tenerla in frigorifero oppure congelarla e utilizzarla anche una settimana o due dopo. Detto questo, incominciamo con due passaggi semplici, cui potete dedicarvi anche la sera prima di andare a dormire.

Torta Bourdaloue

Sbucciate le pere, tagliatele a metà, togliete i torsoli (impresa che senza l’apposito utensile pare impossibile, ma la mia esperienza personale dimostra che invece tutto si può fare, perfino questo) e mettetele in una ciotola con 3 cucchiai di succo di limone. In una pentola portate a bollore 1 l di acqua con 3 cucchiai di succo di limone e la vaniglia; unite le pere, coprite con un cartouche e fate sobbollire per 10/15 minuti, mentre la cucina catturerà gli aromi di abbracci materni e pomeriggi d’infanzia. Spegnete e lasciate coperto.

Torta Bourdaloue

(Un cartouche è un disco di carta da forno del diametro della pentola che viene utilizzata, con un buco al centro per far fuoriuscire il vapore. Per farlo piegate un rettangolo di carta da forno a metà nel senso della lunghezza, poi ancora trasversalmente. Tenendo l’angolo chiuso come punta ripiegate diagonalmente a metà, quindi di nuovo a metà: avrete ottenuto un ventaglio. Con la punta sopra il centro della casseruola tagliate la carta a 2,5 cm circa in più rispetto alla circonferenza del recipiente. Tagliate la punta e aprite il disco. Voilà: origami in cucina.)

Preparate ora la crema di mandorle. Spezzettate il burro in una ciotola e lavoratelo fino a renderlo cremoso ma non spumoso: se incorpora aria la crema si gonfierà durante la cottura ma si accascerà una volta sfornata. Per evitare questo inconveniente basta che il burro sia a temperatura ambiente: lavoratelo il tempo necessario a renderlo una pomata e nulla più. Facile, indolore.

Torta Bourdaloue

Amalgamate a parte lo zucchero a velo, la maizena e la farina di mandorle. Setacciate il composto nel burro ammorbidito e mescolate bene. Incorporate l’uovo e aggiungete la panna: otterrete una crema piuttosto fluida che profuma di campi di grano. La crema si conserva fino a due giorni in frigorifero ed è a questo punto che vi consiglio di andarvene a dormire e di pensare al resto il giorno successivo.

Torta Bourdaloue

Freschi e riposati accendete il forno a 180° e dedicatevi alla parte più divertente: adagiate la pasta frolla stesa con il mattarello su una teglia di 22 cm circa di diametro, distribuite sull’impasto la crema di mandorle e, sopra, le pere filtrate dal succo con la parte cava rivolta verso il basso. Sarà un po’ come creare una composizione artistica, un ikebana, un mandala o qualunque altra cosa bella che scompare (nello stomaco, in questo caso).

Torta Bourdaloue

Fate cuocere la torta per 30 minuti. Lasciatela raffreddare. Nel frattempo intiepidite la marmellata di albicocche in un pentolino, scioglietela con un minipimer e passatela al setaccio per rimuovere eventuali residui di buccia. Assaggiatene un cucchiaino, vi darà energia per l’ultimo tratto di corsa che vi separa dal traguardo. Spennellate la confettura sulla superficie della torta, fino a quando non diventa lucida come un gioiello.

Se tutto ciò non vi bastasse potete arricchire la torta preparando una salsa al caramello facendo bollire lo zucchero con un po’ d’acqua, senza mai toccarlo, fino a quando non diventerà dorato. Togliete immediatamente dal fuoco e aggiungete il burro e la panna, mescolando velocemente senza spaventarvi per il vapore e gli sfrigolii. Mescolate fino a quando il caos non si sarà calmato, lasciate raffreddare e usate la salsa per accompagnare la torta. Il paradiso sarà lì, a portata di mano: perché niente impossibile da raggiungere, almeno per chi ci crede.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *