Una cena al Ruràl

Ruràl

Pensare alla cucina piemontese, quella tradizionale, fa venire in mente piole un po’ oscure, con banconi di legno, barbera in caraffe e agnolotti al plin serviti senza tante cerimonie. A meno che non decidiate di cenare al Ruràl: perché se la cucina piemontese di solito è roba da uomini, gente tosta che parla poco, nel ristorante di via San Dalmazzo eleganza, delicatezza e semplicità la rendono adatta anche a fanciulle e donzelle amanti del buon cibo.

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Magorabin: sul fare e sull’essere (chef)

Magorabin

Entrare al Magorabin di mattina fa uno strano effetto: come entrare in un tempio sapendo che ci saranno i monaci ad accoglierti. Il monaco in questione si chiama Marcello Trentini: una vita dedicata al cibo, questa la sua vocazione. Tanto che alla richiesta “Ma tu, se non avessi fatto lo chef, che cosa avresti voluto fare?” lui risponde: “Io non ho fatto lo chef, io sono uno chef.”. E l’odore di gamberi si trasforma immediatamente in quello dell’incenso.

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Da Norma: ode alle polpette

PolpetteLe polpette sono uno di quei piatti che restano indissolubilmente legati alla cucina di casa propria, un po’ come la pasta con il pomodoro o il budino al cioccolato. Sono uno di quei piatti dell’infanzia, che nessuno cerca al di là del luogo sicuro e inviolabile in cui siamo cresciuti perché già sappiamo che verremo delusi, che quel sapore sarà irrimediabilmente tradito, che ci troveremo a chiederci dove sia finito il passato.

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Di Burgheria ce n’è una sola

Burgheria

Di hamburgher ce ne sono tanti, di Burgheria ce n’è una sola. O meglio, tre, che condividono però la stessa filosofia: hamburgher come quelli americani delle origini, da portar via e addentare per strada o mangiare con più calma in uno dei locali non troppo grandi ma sempre accoglienti, caldi, con vecchi poster e stampe alle pareti. Lo staff è gentile, sorridente, giovane. E gli hamburgher, bè, gli hamburger sono perfetti.

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