Una sera all’Osteria Francescana

Bottura

Quanto pagheresti per un safari con Hemingway e ascoltarlo mentre ti legge un suo racconto? Quanto pagheresti per pattinare insieme a Evgenij Pljuščenko? Quanto pagheresti per un quadro di Pollock? La storia che vi racconto oggi è una storia che ha a che fare con il cibo, sì, ma più di tutto ha a che vedere con l’arte, con il fare esperienza, con il vivere attraverso tutti e cinque i sensi e con ciò che accade quando un artista si chiama Massimo Bottura, non dipinge, non scrive, ma racconta incredibili e folgoranti storie. Lo fa attraverso gli ingredienti e la tecnica di uno chef che si è conquistato tre stelle Michelin e che ha portato l’“Osteria Francescana” a essere due volte miglior ristorante al mondo. La storia inizia in una viuzza di Modena, con il freddo di dicembre e qualche lieve goccia di nevischio, con un gruppetto piuttosto nutrito che si guarda attorno e non sa se suonare o no il campanello perché forse è realtà o forse no, che siamo qui, proprio qui, davanti alla targhetta che dice “Osteria Francescana”.

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Circumnavigare l’Africa: a cena da Magorabin

Magorabin

Un conto è andare a cena fuori, un conto è andare da Magorabin. Da Magorabin non si mangia, o almeno: non soltanto; da Magorabin si fa un’esperienza. È un po’ lo scarto che c’è tra il guardare un quadro (bellissimo) appeso a un muro in casa di amici e il ritrovarsi nel bel mezzo di una performance di Marina Abramovic. Non è che si possano fare paragoni: sono proprio due campionati diversi. A quel campionato c’è chi dà un certo numero di stelle, chi lo mette nella casella dell’alta cucina. Io credo, più semplicemente, che abbia a che vedere con il far vivere esperienze, solo che invece di musei e videoinstallazioni ci sono piatti, forchette e sapori che ti spalancano davanti mondi interi.

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La Trattoria Zappatori e i viaggi dell’anima

Entrare alla Trattoria Zappatori crea, per un attimo, un cortocircuito spaziale. Sembra di stare in Giappone, ma forse anche in Svezia, eppure eravamo sicuri di essere arrivati a Pinerolo. La Trattoria è colonna portante della città dal 1890, ben prima che arrivasse lo chef: tanto che l’insegna pare proprio quella di una trattoria dura e pura. Poi entri nel cortile interno, svolti a sinistra, suoni il campanello e ti ritrovi in Svezia, in Giappone, o forse entrambi, ma dopotutto che importa: sei nelle mani dello chef Christian Milone, e tanto basta. Figlio di ristoratori che nemmeno ci pensava a cucinare e che per anni ha avuto una carriera da ciclista professionista, dal 2006 Christian ha portato sfide e dedizione in cucina, dedizione che gli ha fruttato una stella Michelin.

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Magorabin: sul fare e sull’essere (chef)

Magorabin

Entrare al Magorabin di mattina fa uno strano effetto: come entrare in un tempio sapendo che ci saranno i monaci ad accoglierti. Il monaco in questione si chiama Marcello Trentini: una vita dedicata al cibo, questa la sua vocazione. Tanto che alla richiesta “Ma tu, se non avessi fatto lo chef, che cosa avresti voluto fare?” lui risponde: “Io non ho fatto lo chef, io sono uno chef.”. E l’odore di gamberi si trasforma immediatamente in quello dell’incenso.

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