Pie alle pesche e lamponi (e l’arrivo dell’estate)

Pie alle pesche e lamponi

Ho sempre amato le stagioni, il loro ciclico ripetersi, tornare e andarsene. Ho sempre pensato che a starmene tutta la vita in un’eterna estate mi mancherebbero la cioccolata calda e gli abbracci sotto il piumone, e che a furia d’inverno la malinconia per gonne e ghiaccioli diventerebbe struggimento. Il bello dei cicli è che scandiscono un ritmo, un passo di danza cui è bello arrendersi, un ballo che in qualche modo segue il ripetersi del nostro respiro, del nostro battito, del nostro corpo. Ho sempre amato i ritmi, quelli che ci connettono con le pause, con le riprese, con il naturale progredire delle cose.

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Pie alle ciliegie

Pie alle ciliegie

C’è un momento per ogni cosa. Ad esempio, per andare in vacanza in tenda. Noi il nostro momento l’abbiamo avuto: partivamo carichi come tartarughe, mangiavamo insalate di pomodoro per settimane, festeggiavamo le serate speciali con un avocado o, al massimo, mezza pizza a testa; viaggiavamo in treno, in metro, in autobus, camminavamo tanto, ci svegliavamo presto per la luce che filtrava dentro e i rumori dei bambini pazzi; dopo una settimana avevamo le schiene doloranti ma non importava, perché eravamo io e te, eravamo a Parigi, e l’insalata di pomodori pareva davvero il lusso più grande, come il nostro giovanissimo amore.

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Crumble Pie alle pere (e altre 23 cose da fare prima che arrivi Natale)

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Ci sono attese in cui non vorremmo mai restare intrappolati: quella in pronto soccorso, senza riuscire a pensare ad altro che al peggio; quella dal dentista, nell’odore intenso del chiodo di garofano; quella di chi amiamo quando è in ritardo; quella di una chiamata che avrebbe dovuto arrivare e invece non arriva.

Poi, per fortuna, ci sono le attese belle: quella di un bambino che deve nascere e brillare nel mondo; quella di un matrimonio in mezzo ai fiori, sotto un cielo limpido e un sole di giugno; quella di un amico che torna da lontano; quella della temperatura perfetta per abbandonare i collant e indossare abiti alla Marylin Monroe; quella della nuova stagione di Grey’s Anatomy; quella del Natale.

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Pumpkin Pie, autunno e matrimoni

Pumpkin Pie

Alla gente, di solito, l’autunno non piace. Non amano la pioggia, che inumidisce le ossa e inzacchera i vestiti; non amano la luce che cala; non amano il freddo e nemmeno i cappotti. Che io lo ami, invece, è cosa nota, almeno se leggete questo blog da un po’ di tempo. Ogni tanto capita, che me lo chiedano: “Cosa ci trovi, nell’autunno?” Un po’ come chi, incredulo, mi chiedeva perché mi volessi sposare. Mi è successo ancora, recentemente, quella messa in dubbio per nulla sottile, quel: “Allora, come va il matrimonio?” Ecco, niente da fare. Ognuno di noi ha cose che ama e cose che detesta, cose che comprende e cose che non capirà mai davvero, non a fondo. L’autunno, per esempio, o gli amori che arrivano da lontano e lontano vogliono andare.

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Pie alle pesche e mirtilli

Pie

Casa è il luogo in cui sei nato. Casa è la cucina in cui hai rifiutato gli omogeneizzati indicando la pasta al pesto. Casa è la stanza in cui c’era il baule con i travestimenti e dove Babbo Natale mangiava olive e biscotti nella notte. Casa è dove, al pomeriggio, si guardava Zorro. Casa è dove ti era permesso cucinare torte di farina, mirtilli e carta igienica. Casa è dove le divisioni ti facevano strillare al punto da preoccupare i muratori sul tetto del vicino. Casa è dove hai visto le Torri Gemelle cadere, mentre studiavi inglese e sorseggiavi tè nero. Casa è dove ti assopivi sul divano, mentre gli adulti continuavano a parlare. Casa è dove c’erano i pigiama party a base di torte Sacher. Casa è dove hai detto di esserti innamorata. Casa è dove hai iniziato a mettere le scarpe con il tacco, quelle bianche con il fiore sulla punta. Casa è dove hai guardato tutto Grey’s Anatomy sul pc portatile, nella penombra dell’inverno. Casa è dove hai detto: “Ci sposiamo”.

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