Scorze candite e buoni propositi

Scorze d'arancia

I miei propositi sono sempre troppi. Si affastellano gli uni sugli altri, elenchi puntati e numerati, liste di libri da leggere, di canzoni da ascoltare, di ricette da provare, di ristoranti in cui mangiare, di cose da fare, di cose da non fare, di persone da incontrare e di persone da dimenticare. Di anno in anno cerco di imparare quali, di tutti questi, siano quelli che contano davvero, i primi tre propositi da scrivere in maiuscolo e bruciare la notte di Capodanno, sussurrando alla cenere di raggiungere le stelle e di arrivare fin lassù, all’orecchio di chi sta ascoltando nascosto dietro il Grande Carro.

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Apple pie e altri rifugi

Apple pie

Ci sono mesi in cui si cerca rifugio. Così, per il gusto di stare al caldo, sotto il piumone, mentre la neve scende, fuori: sui tetti, sui cortili, sui lampioni, e su tutti noi, spolverandoci di bianco giusto quel che serve a ricordarci che dicembre è il mese dei rifugi. Rifugi da cercare, da trovare, da custodire preziosi nella propria mappa personale delle cose che valgono la pena.

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Banana Bread con banane arrosto e caramello

banana bread

Questo è il mio primo Natale via da casa. Non nel senso di trovarsi lontani, magari in Nuova Zelanda a grigliare barbecue la sera della Vigilia. Neanche nel senso di lontano abbastanza affinché cambino le tradizioni del pranzo di Natale e invece del bollito ci sia il pesce fritto. Il mio via da casa assomiglia più che altro al concetto de “Il mio grosso grasso matrimonio greco”, con una strada trafficata a separare i miei primi 25 anni e il mio futuro. È il mio primo Natale via da casa nel senso di trovarmi in una casa nuova, in una casa nostra.

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Crumble Pie alle pere (e altre 23 cose da fare prima che arrivi Natale)

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Ci sono attese in cui non vorremmo mai restare intrappolati: quella in pronto soccorso, senza riuscire a pensare ad altro che al peggio; quella dal dentista, nell’odore intenso del chiodo di garofano; quella di chi amiamo quando è in ritardo; quella di una chiamata che avrebbe dovuto arrivare e invece non arriva.

Poi, per fortuna, ci sono le attese belle: quella di un bambino che deve nascere e brillare nel mondo; quella di un matrimonio in mezzo ai fiori, sotto un cielo limpido e un sole di giugno; quella di un amico che torna da lontano; quella della temperatura perfetta per abbandonare i collant e indossare abiti alla Marylin Monroe; quella della nuova stagione di Grey’s Anatomy; quella del Natale.

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Boeuf bourguignon e 5 figli a testa

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A Natale sono tutti più buoni e tutti vogliono più figli da coccolare, da nutrire, cui far trovare meravigliosi regali sotto alberi enormi e scintillanti, anche se magari un po’ storti. Tutti, tranne me. Intendiamoci, io il Natale lo adoro: è la mia festa preferita, anche se non sono cattolica, e non solo per i regali, le luci e gli addobbi. É un giorno di luce e rinascita per chiunque voglia brillare e ricominciare da capo, come le foglie e le gemme che nascono sotto la neve. Mi piace, almeno quanto cucinare lo stufato e ascoltare il silenzio del 24 dicembre, la sera. Tuttavia, non voglio cinque figli da mettere a letto la Vigilia, cui togliere le uvette dal panettone e cui diliscare il pesce. In realtà, cinque figli non li voglio nemmeno a Pasqua, né una mattina qualunque.

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