Pasta sucrée fatta in casa

Pasta sucrée

C’è una canzone che dice: “Arriverà un ciclone. E, forse, ci lascerà stare.”

Il problema è che i cicloni arrivano. L’unico potere che abbiamo è sperare che ci passino di fianco, che sollevino i tetti altrui e non i nostri. Solo che, prima o poi, i tetti altrui sono quelli di un nonno, di un fratello, di un amico. E, alla fine, capita che s’infilino nelle nostre case e che le scoperchino da cima a fondo. Non c’è terapia preventiva che tenga, contro i cicloni. Non c’è barriera che ci possa proteggere, né pillola che ci renda immuni al loro tragitto.

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Torta timo e mele per tornare a vivere

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A Adelaide Miles, scomparsa all’improvviso: brillava nel mondo come un gioiello. E a sua moglie Sophie Curzon-Siggers, mia sorella oltre i legami di sangue e nonostante la distanza. Se fossi lì con te, ti abbraccerei giorno e notte e piangeremmo insieme.

Saluto sempre tutti. Le persone, ma anche i posti. Saluto i miei genitori quando salgono in macchina per andare al ristorante, saluto P. quando torna a casa sua mentre le stelle ci osservano luccicando, saluto mio nonno ogni volta che chiudo la porta del suo appartamento. Saluto prima di partire, prima di tornare, prima di andare a dormire. E, prima di salutare, cerco sempre di risolvere tutto quello che non è stato risolto. Con un bacio, con delle scuse, con un “ti amo” o con un “ti voglio bene”. Perché andare a dormire senza avere fatto pace mi è sempre sembrato uno dei più grandi errori, così come partire senza aver sorriso ed essersi abbracciati stretti. Saluto sempre tutti: quando me ne vado e so che sarà difficile tornare saluto perfino i posti. Li saluto come fossero persone, ringraziando per quello che ho vissuto in riva a quel lago, su quegli scogli, in quelle aule.  Una sorta di addio consapevole perché, parafrasando Holden Caulfield, “mi piace sapere che è l’ultima volta.”

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