#50voltedisnè – giugno

#50voltedisnè giugno

Le prime serate calde, con i finestrini aperti e i vestiti leggeri; i calici di rosé bevuti sul balcone, le piante da annaffiare sempre più spesso, i ventagli nella borsa e il ghiaccio nell’acqua e menta. Giugno è arrivato con discrezione, ma alla fine è arrivato e con lui anche l’estate. Noi, nel frattempo, abbiamo continuato indomiti a varcare soglie di ristoranti e a portare avanti quella meraviglia che è #50voltedisnè: un anno, i 50 migliori ristoranti di Torino e “I cento” a farci da guida. Già, perché a furia di “assaggia e brinda”, siamo arrivati a metà percorso: e non si dica che non ci mettiamo dedizione.

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Circumnavigare l’Africa: a cena da Magorabin

Magorabin

Un conto è andare a cena fuori, un conto è andare da Magorabin. Da Magorabin non si mangia, o almeno: non soltanto; da Magorabin si fa un’esperienza. È un po’ lo scarto che c’è tra il guardare un quadro (bellissimo) appeso a un muro in casa di amici e il ritrovarsi nel bel mezzo di una performance di Marina Abramovic. Non è che si possano fare paragoni: sono proprio due campionati diversi. A quel campionato c’è chi dà un certo numero di stelle, chi lo mette nella casella dell’alta cucina. Io credo, più semplicemente, che abbia a che vedere con il far vivere esperienze, solo che invece di musei e videoinstallazioni ci sono piatti, forchette e sapori che ti spalancano davanti mondi interi.

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Magorabin: sul fare e sull’essere (chef)

Magorabin

Entrare al Magorabin di mattina fa uno strano effetto: come entrare in un tempio sapendo che ci saranno i monaci ad accoglierti. Il monaco in questione si chiama Marcello Trentini: una vita dedicata al cibo, questa la sua vocazione. Tanto che alla richiesta “Ma tu, se non avessi fatto lo chef, che cosa avresti voluto fare?” lui risponde: “Io non ho fatto lo chef, io sono uno chef.”. E l’odore di gamberi si trasforma immediatamente in quello dell’incenso.

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