Una sera all’Osteria Francescana

Bottura

Quanto pagheresti per un safari con Hemingway e ascoltarlo mentre ti legge un suo racconto? Quanto pagheresti per pattinare insieme a Evgenij Pljuščenko? Quanto pagheresti per un quadro di Pollock? La storia che vi racconto oggi è una storia che ha a che fare con il cibo, sì, ma più di tutto ha a che vedere con l’arte, con il fare esperienza, con il vivere attraverso tutti e cinque i sensi e con ciò che accade quando un artista si chiama Massimo Bottura, non dipinge, non scrive, ma racconta incredibili e folgoranti storie. Lo fa attraverso gli ingredienti e la tecnica di uno chef che si è conquistato tre stelle Michelin e che ha portato l’“Osteria Francescana” a essere due volte miglior ristorante al mondo. La storia inizia in una viuzza di Modena, con il freddo di dicembre e qualche lieve goccia di nevischio, con un gruppetto piuttosto nutrito che si guarda attorno e non sa se suonare o no il campanello perché forse è realtà o forse no, che siamo qui, proprio qui, davanti alla targhetta che dice “Osteria Francescana”.

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