Bignè fatti in casa al lemon curd

Bignè al lemon curd

Mi mancherebbe la certezza che tu sei nell’altra stanza; mi mancherebbe il tuo bacio la mattina, il vassoio che mi porti a letto la domenica, con Robinson che profuma di carta e il caffè d’orzo. Mi mancherebbero le nostre chiamate in auto, all’ora di pranzo, anche se fa caldo e vorrei aprire tutto, ma se apro i finestrini tu non mi senti. Mi mancherebbe aspettarti dalle cinque in poi, come la volpe aspetta il Principe. Mi mancherebbe il rumore delle tue chiavi. Mi mancherebbe il profumo di erbe che porti dentro casa quando arrivi dal lavoro. Mi mancherebbero i tuoi “Stai tranquilla”, qualunque sia la domanda. Mi mancherebbero le nostre passeggiate nella nebbia fitta di novembre, quelle che non vorresti fare ma fai comunque; e poi mi mancherebbero quelle di primavera, con le gonne svolazzanti e le t-shirt aderenti.

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Scones alle pere, cioccolato e zenzero candito

Scones

Se io fossi senza te mangerei soltanto verdure al vapore, se tu fossi senza me mangeresti soltanto sgombro e carbonara. Se io fossi senza te passerei il tempo a spalancare le finestre e a spazzare via le briciole, se tu fossi senza me ci sarebbe odore di chiuso tutti i giorni e le briciole rotolerebbero giù dai tavoli. Se io fossi senza te avrei una malattia mortale ogni domenica, se tu fossi senza me non indosseresti mai la sciarpa. Se io fossi senza te scriverei liste fino ad impazzire, se tu fossi senza me non ricorderesti cosa c’è da fare. Se io fossi senza te non saprei da che lato girano le chiavi per aprire e chiudere le porte, se tu fossi senza me non leggeresti Fred Vargas e non avresti ancora scoperto The Walking Dead e l’Opera. Se io fossi senza te non andrei a yoga ogni settimana, se tu fossi senza me giocheresti a calcio fino a stare male. Se io fossi senza te non conoscerei la calma che riempie il cuore, se tu fossi senza me non conosceresti il tumulto che genera la vita. Se io fossi senza te non sarei sopravvissuta al cambiamento, se tu fossi senza me non saresti sopravvissuto alla quiete.

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Angel Food Cupcakes con fragole e panna

Angel Food Cupcakes

Il bello dei litigi è fare pace: quella sensazione di aver riconquistato qualcosa di prezioso, qualcosa che per un attimo temevi di aver perduto per sempre. Quella sensazione di sollievo e di quiete, quell’abbracciarsi come se ci si ritrovasse dopo millenari vagabondaggi, quel sfiorarsi la pelle con la paura di essersi feriti così a lungo, così profondamente, da avere lasciato i segni sopra la lentiggini, tra l’azzurro dell’iride e il nero della pupilla.

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Cupcakes al miele e limone

Cupcaks al miele e limone

Marzo è il mese degli inizi. Non quelli carichi di aspettative di gennaio, dopo le abbuffate e i desideri per un anno migliore. Non si tratta di diete, né di fare palestra tutte le settimane. Si tratta, piuttosto, di proseguire su un sentiero già in parte tracciato, con addosso la certezza che le giornate si stanno allungando, che sui cigli delle autostrade spuntano i non-ti-scordar-di-me, che i cespugli in città si riempiono di gemme rosa, che le primule nei campi bucano la terra scura e che è tempo di vangare il terreno per seminare erba verde come quella dei film americani. Si tratta degli inizi inestricabilmente legati al respiro della natura, al ciclo delle stagioni, al sapere che dopo ogni inverno ci sarà un’altra primavera, un altro sole, un altro momento per indossare le gonne leggere e le sciarpe di seta. Si tratta dell’anticipazione, del pregustare.

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La bellezza si guarda. Il fascino si spoglia.

Bellezza e fascinoChe bellezza e fascino non siano la stessa cosa è abbastanza chiaro, ma in cosa consista esattamente la differenza, bè, questa è un’altra storia.

Mi è capitato di discuterne un giorno d’estate, in piscina con P., che imparerete a conoscere perché senza di lui sarei metà di quel che sono. Cercavamo una definizione, qualcosa che chiarisse a noi stessi cosa cambia nella vita se nasci bello nonostante lo sforzo o se tanto bello non sei, ma ti resta il fascino impigliato al cordone ombelicale e nessuno te lo può più far smarrire. Ecco le conclusioni imperfette e parziali cui siamo giunti tra un tuffo e un gelato.

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Le parole perdute

Ci hanno tolto perfino le parole. Le hanno messe in uno di quei sacchi neri dell’immondizia e poi le hanno disperse, tra le lattine di birra e i cartoni della pizza da asporto.

Una parola messa al posto giusto può curare le lacrime, rendere luminoso il sorriso, dare un sapore dolce alla pace; una parola al posto sbagliato può incidere la pelle come un coltellino da campeggio. E una parola mancante, bè, una parola mancante è come un segnale che indica l’assenza, il vuoto, la non possibilità di dire. Ecco, le parole mancanti sono le peggiori e quelle per il sesso ce le hanno tolte tutte, o quasi.

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