Spazio 7: quando la cucina sposa l’arte

Sono cresciuta con Jackson Pollock e Marina Abramovic, che mio papà mi ha fatto conoscere come se fossero parenti alla lontana, gente che prima o poi sarebbe passata a trovarci. Zia Marina e zio Jack, accento serbo e abiti macchiati di colore. Sono cresciuta camminando per musei talmente a lungo che una volta mi si ruppe un sandalo: osservavo il gesto e il controgesto, giocavo a individuare i colori complementari, la minuscola macchia di rosso in mezzo al verde. Facile intuire come, al sentire parlare di un ristorante dentro un museo di arte contemporanea, non abbia saputo resistere.

In realtà Spazio 7 è aperto già da qualche anno, al secondo piano della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. È un ristorante di quelli eleganti, semplici, un unico spazio con tovaglie pulite e centrotavola che sembrano scolpiti in vetro di murano e in realtà sono sculture in silicone dell’artista biellese Alessandro Ciffo, opere d’arte colorate che portano con la mente a un ristorante newyorkese anni ’70. Spazi puliti, sobri, con pareti che sembrano separé o cieli scuri di città con qualche luce all’orizzonte.

Non è uno stellato, ma potrebbe, almeno nella mia personale classifica di stelle e podi. Di certo degli stellati ha la cura, la qualità e l’allure di gente che sa quello che fa, che coccola chi siede a tavola, che conosce quello di cui parla e lo racconta bene.

Prendiamo il menù contemporaneo “Idea e pensiero”, perché ci piace sperimentare e perché, dopotutto, ci troviamo pur sempre in un museo di arte contemporanea, ma per i meno ardimentosi c’è anche un bel menù tradizione. Le portate sono 6 a 50 euro, 75 se ci abbinate tre calici che vi faranno girare la testa, ma non quanto la bravura dello chef Alessandro Mecca.

Ovviamente, come in ogni ristorante che si rispetti, arriva prima il benvenuto dello chef: appetizers (brutta parola, lo so) serviti con eleganza, tra cui il memorabile pomodorino che pomodorino non è, bensì sfera di salsa tonnata rivestita da meravigliosa glassa al peperone. L’inizio promette bene, ma la meraviglia è tanta quando assaggiamo gli antipasti.

Conquista il podio “puntarelle vs gamberi, ricci di mare”: i gamberi crudi sono freschi e dolci, con il sapore del mare dentro, e le puntarelle li contrastano senza esagerare. Accompagnati da salse che equilibrano con grazia e una polvere di olio disidratato, credo sia il piatto perfetto.

spazio 7

Non male anche l’idea dell’antipasto successivo: “cavolfiore in essenza”. O, detto con meno poesia, cavolfiore in tutte le salse. Un cavolfiore grigliato accompagnato da spuma di cavolfiore bianco e salse che dal cavolfiore attingono tutto il loro sapore. Delicato, poco invadente, morbido. Per gli amanti delle cose fatte andando in profondità, a scavare l’essenza, appunto.

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Arrivati ai primi ci attendono gli “gnocchi tonno e bottarga”, che sorprendono con tonno appena scottato, morbido sotto i denti, gnocchi che sembrano quelli dell’infanzia e la bottarga a rendere il tutto un po’ più folle, quanto basta. Anche qui si gioca sulle consistenze, sui contrasti di sapori. E si vince.

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È il turno delle “mezze maniche, fagioli vs cozze, cavolo nero e pane”: una crema che consola, la pasta e fagioli comme il faut; e poi l’elemento che scombina, le cozze che esaltano con il loro sapore di profondità marine tutto ciò che sta loro accanto. Calore, conforto, un pizzico di coraggio. Buono assai.

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Ed eccoci ai secondi: “capriolo, tartufo nero, mela e cipollotto”. Il capriolo, rivestito da un’impanatura croccante di tartufo, si scioglie in bocca e il suo sapore deciso si sposa con gioia alla mousse di mele e al cipollotto. Sembra di essere finiti in un castello inglese a metà dell’800 e per un attimo pare che fuori piova e che suonino i corni da caccia.

Ma arriva il dolce a distogliermi dai sogni a occhi aperti, per approdare ai sogni in 3D. Ci preparano al gran finale con meringhe leggere e perfette ripiene di panna, poi portano in tavola una “sacher al mandarino” che pare un gioiello di cioccolata dai sentori di agrumi leggeri, accompagnata da un sorbetto al rabarbaro (amo il rabarbaro, ne vorrei una piantagione).

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Potremmo stenderci felici in mezzo all’arte contemporanea e non desiderare altro, ma arriva ancora la piccola pasticceria, con baci di dama e tartufi perfetti. Quasi come se a salutare fosse passato un vecchio amico, lo zio Jack, magari. O zia Marina, ancora meglio, ché lei e viva e in effetti mio padre aspetta ancora che passi a farci visita. Casomai succedesse, saprei senza alcun dubbio dove portarla a cena.

Bravi, Spazio 7.

(Dimenticavo: a pranzo la proposta è al pianterreno, nella caffetteria: easy, economica, direttamente dalla cucina di Alessandro Mecca che si fa pop per l’occasione. Non l’ho provata, ma mi fido ciecamente).

Ristorante Spazio 7
Lunedì chiuso

Martedì -Sabato 19.30 – 22:30

Domenica 12.30-14.30 / 19.30 – 22:30

Light lunch

Lunedì-Venerdì 12.30 – 14.30

tel: +39 011 3797626

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