Le parole perdute

Ci hanno tolto perfino le parole. Le hanno messe in uno di quei sacchi neri dell’immondizia e poi le hanno disperse, tra le lattine di birra e i cartoni della pizza da asporto.

Una parola messa al posto giusto può curare le lacrime, rendere luminoso il sorriso, dare un sapore dolce alla pace; una parola al posto sbagliato può incidere la pelle come un coltellino da campeggio. E una parola mancante, bè, una parola mancante è come un segnale che indica l’assenza, il vuoto, la non possibilità di dire. Ecco, le parole mancanti sono le peggiori e quelle per il sesso ce le hanno tolte tutte, o quasi.

Quelle che abbiamo sono medico-scientifiche, precise ma fredde come marmo e certo poco adatte ad essere sussurrate all’orecchio. Come parlare di solanum lycopersicum invece di dire pomodoro, rivolgendosi agli addetti ai lavori, che in questo particolare caso dovrebbero essere tutti, ma che invece sono soltanto i medici, come se il sesso avesse più a che fare con le malattie che con il piacere.

Poi ci sono quelle più volgari, che prosperano senza bisogno di essere innaffiate, come piante infestanti, come i soffioni che si diffondono ogni volta che il vento porta via i semi. Sono le parole da imparare perché se no resti tagliato fuori, quelle da usare durante le prime uscite con gli amici, quelle che il sesso lo fanno sembrare una questione d’incastri violenti e di lotte, affinché un piacere prevalga sull’altro e non si proceda mai insieme.

E così, se si vogliono evitare le parole da ospedale e quelle da porcile, alla fine non resta più niente. Manca la giusta via di mezzo, quella del normale vivere, quella di chi l’amore lo fa perché si ama, non perché procrea e neanche perché scopa. Come se un complotto accademico avesse deciso che del sesso la gente qualunque non ne può parlare, a meno di voler essere definita volgare. Perché non si sa mai, meglio non dare l’idea che fare l’amore sia un momento bello delle nostre vite, un momento che non danneggia ma salva.

E allora come fare, come parlare senza parole per parlarne? Si potrebbe, ad esempio, tornare bambini, quando le parole erano suoni ancora pieni di potenziali da esplorare, malleabili come il pongo e la creta. Si potrebbe fare così, e inventarsene di nuove, di parole, inventarsi un proprio vocabolario familiare, un vocabolario da condividere solo in due, fatto di parole che per voi significano tutto e per gli altri niente.

Inventate, sostituite, modificate, provate. Alcune parole nasceranno spontaneamente e con il tempo assumeranno contorni sempre più definiti. Altre potrebbero allargare il loro significato, le carezze andare oltre le guance, i baci oltre le labbra, e le coccole potrebbero trasformarsi in coccole da adulti, con una certa eleganza e, perché no, una certa bellezza.

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