Di collina in collina, viaggio in Inghilterra

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Quello che continuo a non spiegarmi è come possa l’Inghilterra, con tutti quegli abitanti, quelle metropoli e quegli autobus a due piani, conservare intatte le sue ondulate strade di campagna, i suoi tunnel di alberi e le sue pecore che brucano lente accanto ai dolmen. È una sorta di meraviglia, la mia, per quell’andare su e giù tra le colline, che simboleggia così bene una sorta di andatura del cuore: quella che ci ricorda come sia sempre, inequivocabilmente, il pomeriggio perfetto per un lungo, dolcissimo, tè delle cinque.

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Dopotutto, non credo sia un caso che il cibo in Inghilterra sia sempre in quantità generose, pieno di tutto quello che fa male alla salute e bene all’anima: burro e panna in abbondanza, in ogni occasione; carne rossa, patate e salse cremose; pesce sì, ma meglio se fritto.

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E poi le colazioni: uova strapazzate, bacon, pomodori, fagioli e funghi fatti saltare in padella, magari anche un po’ di black pudding, il loro sanguinaccio, tutto nello stesso, meraviglioso piatto. In alternativa, potete sempre valutare le uova ricoperte di salsa olandese, servite con prosciutto, bacon o salmone.

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O ancora, se preferite il dolce, pancake fatte in casa con i frutti di bosco, inondate di sciroppo d’acero. Il tutto accompagnato da succo di mela o di arancia appena spremuto, yogurt denso, macedonie di frutti rossi, cereali, muesli e granola, perché non sia mai che poi viene un languorino. Un cibo da godersi sapendo che fuori presto ci sarà la pioggia, che le cose brutte arrivano, ma che quelle belle, per fortuna, confortano a lungo, anche quando il sapore finisce per essere soltanto un ricordo.

PRIMA TAPPA – KENT

Il cuore spirituale della regione è Canterbury. Un cuore circondato da boschi, prati verdissimi e viuzze acciottolate, immenso come la sua cattedrale, che nasconde sottoterra una seconda chiesa in cui raccogliersi e respirare le preghiere del mondo, tutte insieme, illuminate quel poco che basta per mettere un po’ di luce dentro l’universo. Oltre, verso la costa, ecco le case a graticcio, le rose rampicanti agli ingressi delle case e le bianchissime scogliere di Dover nella loro eleganza di gesso.

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La cucina, ovviamente, segue con dedizione queste due anime. La prima, quella del centro, l’abbiamo assaggiata da Deeson’s, ristorantino curato in ogni dettaglio a due passi dalla Cattedrale di Canterbury, dove tutto è locale, stagionale e a volte prodotto direttamente dal proprietario.

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Noi abbiamo provato il paté di maiale fatto in casa con chutney al rabarbaro e la crema di caviale di merluzzo, entrambi serviti su pane rustico tostato e caldo. Memorabili il brownie fondente e la crema al limone con marmellata di mirtilli.

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Un’anima forte, decisa, che profuma di case di campagna, un’anima che si respira anche al Corner House di Minster, una vecchia locanda all’angolo di un piccolo paesino, completamente ristrutturata. Andateci per le bistecche al sangue perfette, per la pie di coniglio dal sapore morbido, ma anche per la cheesecake al cioccolato bianco, agrumi e miele che riconcilia con un mondo matto.

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Se poi decidete di assaggiare l’anima selvaggia della costa, allora il posto giusto è il Wheelers Oyster Bar, a Whitstable, paesino da sempre e interamente votato alle ostriche.

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Il Wheelers è una gastronomia, un locale dove entri e ti siedi al bancone oppure ti trovi un posto su uno dei tavoli condivisi; ma è anche un tempio dove 12 ostriche le pagate un’inezia e dove gli antipasti di mare arrivano su un tagliere: salmone affumicato al miele, merluzzo alla pastella di birra, polpa di granchio fresco e gamberetti serviti con una semplice spruzzata di lime. Al Wheelers si entra ingordi e si esce strapieni, con gli occhi pronti a riempirsi anche loro della costa che d’ora in avanti sembrerà non avere più fine.

SECONDA TAPPA – DORSET

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Nel Dorset s’incontrano luoghi pazzeschi. È nel Dorset che c’è la scogliera con il più alto numero di sucidi in Europa, dove le croci piantate a terra segnano il confine tra la vita e la morte; è nel Dorset che si va a caccia di fossili come altrove si va a caccia di trifogli; ed è sempre nel Dorset  che compaiono antiche figure disegnate sulle colline, il Cerne Giant ad esempio, un uomo felice e ben dotato su cui pascolano le pecore da secoli.

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Infine, è sempre nel Dorset che un ispettore della Michelin in pensione si mette a gestire una locanda inglese del XVI secolo. E lo fa con successo, servendo hamburger grandi come facce, così pieni di carne al sangue, bacon croccante e cheddar fuso da doverli scoperchiare per mangiarli come si deve.

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Se capitate dalle parti di Cerne Abbas, non dimenticate di fare un salto al New Inn, merita per il cibo almeno quanto per i sorrisi calorosi del proprietario, che qui non fanno poi così scalpore dato che in Inghilterra sembrano tutti calorosi, tutti sorridenti, tutti felici.

TERZA TAPPA – DEVON

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Il Devon è il regno incontrastato del cream tea. Non che non si possa assaggiare anche altrove (consiglio spassionato: provatelo ovunque), ma questa è la sua patria. Dimora perfetta, tra colline verdi, case con i tetti di paglia, siepi altissime e pecore lente che brucano e si spostano fino ad arrivare alla brughiera del Dartmoor.

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Un luogo spoglio e brullo, il Dartmoor, con le sue alture di erica e felci disabitate dall’uomo; regno dei pony, degli erbivori, del Mastino dei Baskerville e delle fattorie che, in mezzo al nulla, servono i migliori afternoon cream tea dell’universo.

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Breve manuale d’istruzioni per il cream tea perfetto: trattasi di tè nero servito con gli scones, piccoli dolcetti burrosi che vengono riempiti fino allo sfinimento di marmellata e clotted cream, che ricorda un burro denso e cremoso. Le dosi hanno da essere sempre generosissime e il modo migliore per gustarlo è con un gatto acciambellato addosso. Da non perdere è il cream tea della Brimpts Farm, una fattoria in mezzo alla brughiera che serve scones appena sfornati e marmellate casalinghe. Ah, c’è anche il gatto.

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Per cena, uscite dal Dartmoor e provate il Jack in the Green Inn, un pub che non è un pub, un’istituzione del Devon segnalata anche dalla guida Michelin che serve bistecche con salsa al pepe e rafano, hamburger di pulled pork e meravigliosi dessert che profumano di frutti rossi e rosa canina. Tutto stagionale, tutto “totally Devon”, come direbbe il proprietario Paul, così gentile da consigliarci i ristoranti in cui andare durante il resto della nostra vacanza.

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Dopotutto, il Devon è così: un posto di nuvole che sembrano panna e di panna che sembra burro, un posto in cui non si fatica a credere che le fate siano nascoste da qualche parte e gli uomini siano gente perbene.

QUARTA TAPPA – CORNOVAGLIA

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La Cornovaglia è costa selvaggia battuta dal vento. Nasconde baie mozzafiato e castelli antichissimi, ruderi dove si dice sia nato Re Artù e dove tutto è possibile. La Cornovaglia è mare che compare e scompare, che si estende e si ritira, come a St Michael Mount, cugino del Mont Saint Michel, dove si attraversano le acque a piedi e si raggiungono meravigliosi giardini, che qui spuntano ovunque con budleie profumate di miele e ortensie giganti.

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La Cornovaglia sono i paesi affollati di gente che sfida il clima e si tuffa nell’acqua come se fossimo a Cannes, ma invece siamo a St Ives, il mare è azzurrissimo come in Francia, le spiagge enormi e affollate di surfisti, ma invece delle baguette si mangiano i pasties, fagotti di pasta frolla imbottiti di carne e cipolle, pasti che un tempo erano per i minatori e che oggi i turisti addentano prima di scendere in spiaggia.

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Qui, il pesce regna sovrano, tanto che diversi chef ne hanno fatto il loro impero. Tra i tanti, il bravo Rick Stein da cui a Falmouth proviamo un fish & chips d’autore, servito con l’immancabile purea di piselli alla menta. Lo prendiamo da asporto, lo mangiamo direttamente dal pacchetto con una bottiglia dell’ottimo sidro che qui non si può certo dimenticare.

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Già che siete a Falmouth, però, fate tappa anche nella meravigliosa sala da tè Dolly’s e provate il loro cream tea o una fetta di leggerissima Victoria Sponge Cake, ripiena di crema chantilly e marmellata di lamponi. Vi sembrerà di tornare negli anni ’50, tra mobili vintage, spartiti e teiere fumanti

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Ah, se passate da Cadgwith fermatevi ad assaggiare uno dei famosissimi sandwich di granchio preparati sul momento e gustateveli guardando il porticciolo. Più cornish di così.

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QUINTA TAPPA – WILTSHIRE

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Infine, il Wiltshire, terra di campi coltivati e di misteri: Stonehenge, che solo a guardarlo pare di entrare in contatto con il passato; ma anche il cerchio di pietre a Avebury, tanto immenso da circondare un villaggio; o il Glastonbury Tor, dove si dice sia sepolto re Artù e dove il vento è cosi forte che non si fatica a credere nell’energia di un luogo magico; o ancora, i Chalice Gardens, dove l’acqua è talmente ferrosa da avere il gusto del sangue e da indurre a credere che il Sacro Graal sia stato nascosto qui, da qualche parte; o la città di Glastonbury stessa, dove i negozi vendono solo incensi, teste di buddha, carte di magia wikka, abiti hippie e alimenti naturali.

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Il Wiltshire è una terra strana, dove il passato e la magia riemergono a ogni svolta e dove dietro ogni collina si nasconde una locanda.

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Noi ci siamo fermati al Pear Tree Inn, dove il cibo è buono, abbondante, locale, stagionale e servito in una sala accogliente, su un incantevole giardino.

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Indimenticabile il pollo arrosto al limone, servito con gateau di patate, salsa alla salvia e cardo croccante, ma da non perdere nemmeno i grandi classici: enormi hamburger homemade e fish & chips alla birra, torreggianti meringhe ricoperte di frutti di bosco e salsa alle pesche o pudding al cioccolato, datteri e caramello salato. Fermatevi, rifocillatevi, nutritevi e poi dirigetevi verso Bath per un ultimo cream tea prima di partire.

Non perdetevi la tea room di Jane Austen, dove il cream tea viene servito con tutti i crismi: sandwich salati, assaggi di torte e gli immancabili scones. Che le cameriere siano vestite come Elizabeth Bennet forse è un po’ troppo, ma il cream tea è divino. Bath, poi, è una città elegante, con le terme romane e quelle moderne, file di case georgiane in bella mostra e scorci da cartolina.

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A cena scegliete un bel ristorantino come il Clayton’s Kitchen, ordinate il pesce del giorno con la salsa ai gamberi, la mousse al cioccolato servita con sorbetto al lampone o l’immancabile sticky toffee pudding e brindate con tanto sidro a un paese dove il cibo è sempre abbondante, e dove il mistero arriva così da lontano che, alla fine, ci si stanca di chiedere come faccia ad esserci tutta questa campagna e ci si mette a viaggiare, di nuovo, nel verde.

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