Quiche di primavera agli asparagi

Quiche agli asparagi

Mia nonna diceva che litigare non sta bene, che bisogna andar d’accordo, che piangere no, meglio non farlo, sia mai che ti vede qualcuno e pensa che sei infelice. Per fortuna, delle tante cose che mi ha insegnato, quella non l’ho imparata proprio per niente e continuo a fare di testa mia o, piuttosto, a seguire gli insegnamenti di qualcun altro.

Ci hanno insegnato che è meglio non farci notare, tenere un profilo basso, evitare gli eccessi e le esagerazioni. Così non ci facciamo sentire litigare, teniamo tutto dentro e quando vediamo una coppia che discute ci chiediamo cosa sia mai accaduto di così grave per urlarsi addosso, che non è proprio il caso, dopotutto. Così non mostriamo lacrime né segni di dolore, perché è meglio fingere di essere forti piuttosto che rivelare di essere deboli come tutti gli altri. Ma soprattutto, fingiamo una felicità quieta, una felicità che non disturba, di quelle che rendono contenti anche gli altri perché non sono troppo ingombranti, di quelle che non fanno ombra. E se per caso ci capita di assaggiare, per sbaglio, una felicità più immensa, che non riesce a stare dentro alcun contenitore, allora ce la rituffiamo dentro, la mettiamo sottovuoto in modo che non disturbi, come un genio nella lampada.

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Insalata di finocchi, mele e noci caramellate

insalata, finocchi, mele, noci

Sappiamo tutti qual è il potere del carisma. Conosciamo bene gli effetti dell’efficacia e della forza di carattere. Apprezziamo i risvolti dell’intraprendenza. Siamo fieri di avere amici e familiari socievoli ed estroversi. Raramente, però, riflettiamo sul potere della gentilezza. Non so cosa ci abbia indotti a trascurare quel particolare tratto del carattere che faceva aprire le portiere alle fanciulle e che rendeva le formule di saluto una forma di rispetto. È un po’ come se la gentilezza fosse passata di moda, ecco, soppiantata da lati del carattere più scenografici, quasi invadenti, se paragonati alla gentilezza color pastello.

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Patatine fritte fatte in casa

Patatine fritte

Io sono quella delle liste. La prima che ho scritto era un elenco di tutte le lingue che avrei voluto imparare: iniziava con l’inglese e finiva con il tibetano, una cinquantina di voci più sotto. Avevo dieci anni e da allora poco o nulla è cambiato. Oggi ci sono le liste delle ricette che vorrei preparare, quelle dei libri che vorrei leggere, quelli dei film con Audrey Hepburn che ancora non ho mai visto; ci sono le liste degli album di foto da sistemare, dei dossier da svuotare, dei cassetti da riordinare; ci sono le liste degli amici da incontrare, dei ristoranti dove andare a mangiare, dei paesi da visitare, degli spettacoli teatrali in cartellone, delle sagre autunnali che non si possono perdere; ci sono liste delle cose che ancora vorrei imparare, ci sono liste dei progetti che vorrei portare a termine, degli obiettivi che vorrei raggiungere.

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Zuppa di cavolfiori arrosto e cumino

Zuppa di cavolfiore

È qualche giorno che ragiono sulla questione dei meteoriti. Provate a immaginarvene uno. Sì, uno di quelli grossi, rocciosi, che sfrecciano nelle notti galattiche insieme agli altri detriti stellari e alle sonde dimenticate nello spazio. In realtà, non è che ne sappia poi molto, dei meteoriti, ma se ci penso me li immagino, con una certa approssimazione, come giganteschi pezzi di roccia, volanti e pericolosi. Leggendo wikipedia, fonte di ogni nostro sapere sulla Terra, pare però che un meteorite non sia un semplice pezzo di roccia, ma più precisamente ciò che resta dopo la collisione di un meteoroide con l’atmosfera della terra, collisione che riscalda il meteoroide producendo una scia luminosa: una meteora o una stella cadente.

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Mozzarella in carrozza

Pane e mozzarella

C’è una storia che fa più o meno così.

Immagina di essere in viaggio nel sud della Francia, un viaggio di quelli avventurosi con lo zaino pieno di tutto quello che hai deciso sia essenziale nella vita. Per alcuni si tratta di poche cose pratiche, tipo un sacco a pelo, una torcia e una bussola. Per altri si tratta del Don Chisciotte, di ciliegie fresche e una macchina fotografica. Ma non è questo il punto. É pomeriggio inoltrato, i raggi del sole cadono obliqui e ricoprono di arancio la polvere dei sentieri. Il grano è maturo, il cielo azzurro almeno quanto la ceramica smaltata o i ghiaccioli all’anice. Hai camminato tutto il giorno, sei sfinito e ti guardi attorno aspettando sul ciglio della strada.

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Boeuf bourguignon e 5 figli a testa

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A Natale sono tutti più buoni e tutti vogliono più figli da coccolare, da nutrire, cui far trovare meravigliosi regali sotto alberi enormi e scintillanti, anche se magari un po’ storti. Tutti, tranne me. Intendiamoci, io il Natale lo adoro: è la mia festa preferita, anche se non sono cattolica, e non solo per i regali, le luci e gli addobbi. É un giorno di luce e rinascita per chiunque voglia brillare e ricominciare da capo, come le foglie e le gemme che nascono sotto la neve. Mi piace, almeno quanto cucinare lo stufato e ascoltare il silenzio del 24 dicembre, la sera. Tuttavia, non voglio cinque figli da mettere a letto la Vigilia, cui togliere le uvette dal panettone e cui diliscare il pesce. In realtà, cinque figli non li voglio nemmeno a Pasqua, né una mattina qualunque.

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