Una sera all’Osteria Francescana

Bottura

Quanto pagheresti per un safari con Hemingway e ascoltarlo mentre ti legge un suo racconto? Quanto pagheresti per pattinare insieme a Evgenij Pljuščenko? Quanto pagheresti per un quadro di Pollock? La storia che vi racconto oggi è una storia che ha a che fare con il cibo, sì, ma più di tutto ha a che vedere con l’arte, con il fare esperienza, con il vivere attraverso tutti e cinque i sensi e con ciò che accade quando un artista si chiama Massimo Bottura, non dipinge, non scrive, ma racconta incredibili e folgoranti storie. Lo fa attraverso gli ingredienti e la tecnica di uno chef che si è conquistato tre stelle Michelin e che ha portato l’“Osteria Francescana” a essere due volte miglior ristorante al mondo. La storia inizia in una viuzza di Modena, con il freddo di dicembre e qualche lieve goccia di nevischio, con un gruppetto piuttosto nutrito che si guarda attorno e non sa se suonare o no il campanello perché forse è realtà o forse no, che siamo qui, proprio qui, davanti alla targhetta che dice “Osteria Francescana”.

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Mousse al cioccolato

Mousse al cioccolato

Che cosa faresti se non avessi paura? Lo chiedo a me stessa, di tanto in tanto. Il problema è che io ho paura di un sacco di cose. Ho paura delle malattie, delle visite mediche, delle medicine e dei dottori; ho paura quando provo a inghiottire una capsula e non ci riesco, ho paura quando aspetto dalla ginecologa, ho paura quando sento un nuovo sintomo da aggiungere all’interminabile lista dei sintomi; ho anche paura dei ragni, quelli grandi, ma comunque meno che delle malattie; ho paura degli attentati terroristici e delle zone isolate, di sera; ho paura di quello che un uomo può fare a una donna, se non la ama; ho paura di come diventerà questa terra se continua a non piovere; ho paura dell’inevitabilità di invecchiare e dell’assurdità di morire giovani.

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#50voltedisnè – novembre

#50voltedisnè novembre

La mattina i vetri delle auto sono ghiacciati, la sera il fiato si condensa in nuvole simili a sbuffi di zucchero, le giornate si rincorrono così frenetiche che quasi ci si dimentica di quel tempo lento che ha nome estate, la gente fa coda al Torino Film Festival, qualcuno inizia già a ordinare regali di Natale. Il 2018 si avvia all’ultimo giro di boa e con lui anche #50voltedisnè sta per finire: un anno, i 50 migliori ristoranti di Torino, “I cento” a farci da guida e la voglia di ricominciare da capo, se solo si potesse fare marcia indietro e rivivere tutto, cena dopo cena.

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Pie al burro d’arachidi

Pie al burro d'arachidi

In questi giorni, penso spesso ai privilegi. No, non dico quelli dei politici, quelli delle élite e delle caste di cui si discute così tanto sui giornali. Sto pensando, in realtà, a una forma di privilegio più alla portata di tutti. Sto pensando a una forma di privilegio di cui non ci accorgiamo e che in questi ultimi tempi invece noto sempre più spesso. Sto pensando al privilegio della bellezza, della calma, di una relazione che ci faccia sentire a casa, di un’amicizia che ci accolga. Sto pensando a privilegi che tutti noi attraversiamo, giorno dopo giorno, senza rendercene quasi conto. Read more

Crêpes ai semi di papavero e mirtilli

Crêpes ai mirtilli

Se avessi migliaia di milioni di euro, tutte le migliaia di milioni di euro che ti renderebbero non ricco – ricchissimo, che cosa ci faresti, con tutti quei soldi? Compreresti un’isola? O un jet privato? Vestiresti sempre Valentino? Indosseresti collane di diamanti e rolex? Se potessi avere tutti i soldi che hai sempre sognato, quelli che ti garantirebbero di vivere senza dover lavorare, cosa faresti, al pomeriggio? La risposta pare scontata, ma provate a farvi sul serio la domanda: provate a rifletterci per un attimo e a rispondervi con un pizzico di sincerità. Cosa fareste, se foste ricchi?

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#50voltedisnè – maggio

#50voltedisnè

Da sempre, maggio è il mese dei finali, quello in cui si prende l’ultima rincorsa e ci si tuffa nell’Oceano degli impegni. Quest’anno, in particolare, è stato il mese delle ultime fatiche, del traguardo che più si avvicina e più pare lontano, come una specie di miraggio che tremola all’orizzonte e poi scompare. Allo stesso tempo, però, maggio è da sempre il mio mese, quello in cui sono nata, quello in cui sbocciano le rose rosse e in cui faccio provviste al Salone del Libro, quello in cui le giornate iniziano ad allungarsi e si mangiano i primi gelati. Quest’anno, poi, a renderlo ancora più speciale c’è stato #50voltedisnè: un anno, i 50 migliori ristoranti di Torino, “I cento” a farci da guida e la bellezza di iniziare a mangiare all’aperto.

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