#50voltedisnè – aprile

#50voltedisnè - aprile

Aprile è stato un mese di contaminazioni, di incroci e intersezioni. Giornate di sole caldo, quasi estivo, e voglia di ghiaccioli alla menta subito seguite da pomeriggi di pioggia e tè nero in tazze di ceramica. È stato un mese di rincorse e cento metri, come sempre accade in primavera, quando ci si avvicina alla quiete dell’estate ma ancora c’è bisogno di correre e di concludere tutto quello che si è iniziato a ottobre. Tra una corsa e l’altra, tuttavia, io e il consorte abbiamo proseguito nel nostro progetto #50voltedisnè: un anno, i 50 migliori ristoranti di Torino, “I Cento” a farci da guida e la meraviglia dello scoprire che ci si stanca di tante cose, ma non di mangiare bene.

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#50voltedisnè – marzo

#50voltedisnè

Gli alberi in centro si sono riempiti di fiori rosa, di tanto in tanto il cielo è diventato azzurro, abbiamo guadagnato un’ora di luce, abbiamo votato, siamo stati alle terme, abbiamo ospitato un gatto e siamo fuggiti il tempo di weekend. E intanto, siamo arrivati al terzo mese: no, niente bambini in viaggio. Il conteggio è quello del progetto #50voltedisnè. Per chi si fosse perso le puntate precedenti: un anno, i migliori 50 ristoranti di Torino, una guida per conoscerli tutti e due palati onnivorissimi per assaggiare senza sosta.

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#50voltedisnè – febbraio

Giardiniera di tonno di coniglio, insalata russa, vitello tonnato e carne cruda con gelée al bitter

C’è chi dice che febbraio sia il mese dell’amore e chi invece sostiene che per baci e abbracci sia sempre il mese giusto. Noi, guarda un po’ che sorpresa, febbraio l’abbiamo dedicato a mangiare e a continuare il progetto #50voltedisnè, oltre che ad altre cose belle come disegnare barbabietole e foglie d’insalata sul mio blocco per appunti, leggere Marilynne Robinson, guardare “The Good Fight” e osservare la neve cadere. Cos’è #50voltedisnè? In sintesi estrema, questo: un anno, i migliori 50 ristoranti di Torino, una guida per conoscerli tutti e due stomaci per assaggiare senza sosta. I due stomaci, per inciso, non sono tutti miei – uno appartiene al fedelissimo consorte e Vichingo.

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#50voltedisnè – Gennaio

L’idea ci è venuta una di quelle domeniche pomeriggio in cui fa buio presto e già verso le 6 si inizia a sentire lo scoppiettio dei fornelli a gas che si accendono uno dopo l’altro, nelle case. Forse ascoltavamo Leonard Cohen sbucciando patate, forse i Sigur Ros scaldando il brodo per la zuppa. Sia come sia, avevamo lì vicino la guida de I Cento 2018. Per chi non la conoscesse: trattasi di una guida che mette insieme i migliori ristoranti di Torino, 50 top e 50 pop (spesa sotto i 25 euro). La scrivono Stefano Cavallito, Alessandro Lamacchia e Luca Iaccarino, con grande humour e tono informale, come tra amici. La pubblica Edt, una casa editrice torinese che in quanto a cibo sa il fatto suo. Comunque, era lì sul tavolo, e noi ci diciamo: sarebbe bello provarli tutti, questi ristoranti. O almeno i primi 50, ecco. Peccato che ci vorrebbero anni. Poi, l’idea: non per forza. Non se li proviamo uno a settimana, per 50 settimane: un anno, 50 ristoranti di Torino, una guida per conoscerli tutti e due stomaci per assaggiare senza sosta. All’obiezione: e il vile denaro? Risparmieremo.

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Una cena al buio per vedere davvero

Cena al buio

Immagina di essere a cena fuori. Non hai messo il rossetto, e neanche quell’abito bianco che ami tanto perché hai paura di macchiarti di sugo come quando eri bambina. Hai spento il cellulare e il ragazzo che ti è accanto si è tolto l’orologio da polso. Qualcuno di cui non vedi il volto ti prende per mano e ti porta in una stanza di cui non conosci le dimensioni, la forma, la disposizione dei tavoli. È così buio che non osi muoverti.

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Di collina in collina, viaggio in Inghilterra

Inghilterra

Quello che continuo a non spiegarmi è come possa l’Inghilterra, con tutti quegli abitanti, quelle metropoli e quegli autobus a due piani, conservare intatte le sue ondulate strade di campagna, i suoi tunnel di alberi e le sue pecore che brucano lente accanto ai dolmen. È una sorta di meraviglia, la mia, per quell’andare su e giù tra le colline, che simboleggia così bene una sorta di andatura del cuore: quella che ci ricorda come sia sempre, inequivocabilmente, il pomeriggio perfetto per un lungo, dolcissimo, tè delle cinque.

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