Spazio 7: quando la cucina sposa l’arte

Sono cresciuta con Jackson Pollock e Marina Abramovic, che mio papà mi ha fatto conoscere come se fossero parenti alla lontana, gente che prima o poi sarebbe passata a trovarci. Zia Marina e zio Jack, accento serbo e abiti macchiati di colore. Sono cresciuta camminando per musei talmente a lungo che una volta mi si ruppe un sandalo: osservavo il gesto e il controgesto, giocavo a individuare i colori complementari, la minuscola macchia di rosso in mezzo al verde. Facile intuire come, al sentire parlare di un ristorante dentro un museo di arte contemporanea, non abbia saputo resistere.

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Indovina chi cucina stasera?

Indovina chi cucina stasera

Scegli un ristorante: sai chi cucina dietro le quinte, sai cosa hanno detto di lui, sai cosa aspettarti, magari hai già cercato le foto dei cavalli di battaglia su internet. Assaggi, confronti le aspettative con i risultati. Ma mai, una sola volta, sussulti per lo stupore di ritrovarti confuso, spiazzato, sorpreso da ciò che non credevi possibile. E invece, quanto sarebbe coraggioso e azzardato, e allo stesso tempo incredibilmente giusto, tentare la sorte e giudicare per una volta solo dal piatto, senza sapere nulla di chi c’è dietro. Read more

Quando la cena è EATinerante

Cena EATinerante

C’è solo un luogo che è ristorante, supermercato di cose buone, belle e giuste, negozio in cui perdersi, labirinto dei sogni di ogni gourmet che si rispetti e, a volte, perfino aula e scuola. Quel luogo si chiama Eataly ed è uno dei miei negozi del cuore. Perciò, quando ho ricevuto un invito per la Grande Cena EATinerante di lunedì scorso non ho avuto dubbi: come ogni fanciulla che riceve un invito a cena ho messo il rossetto e i tacchi e mi sono fatta accompagnare dal migliore cavaliere di tutti, che poi sarebbe il consorte.

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Svezia on the road

Orust

Non si tratta soltanto di tutti quegli abeti, o di quel blu profondo dei loro laghi, di quei paesini bianchi abbarbicati su scogliere lavate dalla pioggia, a picco sul Mare del Nord, di quelle casette rosse perse in mezzo a campi di grano e pale eoliche, di quelle spiagge bianchissime e di quelle strade vuote, di quei loro tramonti che incendiano il silenzio, di quelle case arredate con eleganza semplice e calda, delle candele sempre accese, delle vetrate a portata di sguardo, delle ragazze che corrono con la coda di cavallo e la canottiera mentre fuori piove, delle copertine per stare nei dehors dei ristoranti senza prendere freddo, degli uomini che spingono i passeggini e che sembrano usciti da una rivista di Tommy Hilfiger.

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Soul Kitchen: la cucina dell’anima

Soul Kitchen

Soul Kitchen è un ristorante di cucina vegana&raw che piace anche a chi il 15 di agosto si sbrana le braciole. Soul Kitchen: cucina dell’anima. Un’anima che negli ultimi anni è diventata di tendenza, tra vegetariani che non mangiano il pollo ma il tonno sì, tra vegani per scelta, vegani per salute, vegani per moda e vegani di passaggio, tra crudisti perché è estate e crudisti perché fa bene. Nonostante la moda, tuttavia, permangono i pregiudizi: quelli che la cucina vegetariana, per non parlare di quella vegana o crudista, sia una cucina di ripiego, una cucina senza sapori, inconsistente. Per fortuna i pregiudizi esistono per essere superati e sconvolti. Perché al Soul Kitchen si mangia tanto e si mangia anche bene. Ma, soprattutto, si mangia una cucina che pur essendo vegetariana, vegana e raw, bè, è anche buona e piace a tutti.

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Una cena al Ruràl

Ruràl

Pensare alla cucina piemontese, quella tradizionale, fa venire in mente piole un po’ oscure, con banconi di legno, barbera in caraffe e agnolotti al plin serviti senza tante cerimonie. A meno che non decidiate di cenare al Ruràl: perché se la cucina piemontese di solito è roba da uomini, gente tosta che parla poco, nel ristorante di via San Dalmazzo eleganza, delicatezza e semplicità la rendono adatta anche a fanciulle e donzelle amanti del buon cibo.

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