L’ultimo post prima del trasloco

Lucia

Ci sto pensando da un po’, ma lasciare andare pezzetti di sé non è mai indolore. Questi giorni all’insegna del ridefinire le priorità, dell’andare all’essenziale, però, mi hanno aiutata a capire. E allora eccomi qui, a chiudere un capitolo che per me ha significato molto: Nuda Perla chiude ma il blog non scompare. Cambia casa, diventa parte di un progetto più ampio – che è Komorebi – Libera Scuola di Creatività.

Mentre vi scrivo tentenno ancora un poco, ma dentro di me so che è la scelta giusta: fare spazio al nuovo, non affezionarsi a ciò che è passato. Quindi, se vi va, potete seguirmi sul mio nuovo sito: dentro ci troverete le mie ricette, le mie torte, le cene al ristorante (quando finalmente potremo tornarci), ma anche qualcosa in più che ha che fare con lo spazio che ci nutre in quanto umani, con il nostro respiro, con l’essere creativi. Vi ringrazio per avermi accompagnato in questo viaggio e vi aspetto di là, per nuove tappe insieme.
Foto by Marzia, la mia fotonarratrice del cuore.

Pie al limone

Pie al limone

Le cose che mi mancano sono le passeggiate lunghe nei parchi, il sole addosso senza limiti, i passi che non hanno divieti, il mondo ampio che respira, la natura che mi circonda.
Mi mancano i nostri giri del sabato pomeriggio, che si parte in macchina e tu mi porti ovunque e durante il viaggio io ti leggo capitoli, ti parlo di progetti e quando torniamo, puntualmente, mi addormento.
Mi mancano i cocktail quando usciamo la sera, mettermi il rossetto e un bel vestito, il tintinnio del ghiaccio e il tuo sguardo intenso, un leggero vacillare, quel poco che basta.

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Gnocchi fatti in casa

Gnocchi

Negli ultimi tempi me lo sono chiesta spesso, quanto ci si possa proteggere. Tendo a voler controllare che le cose vadano nella direzione giusta, cioè quella che voglio io; metto in ordine, allineo i fogli sul tavolo, scrivo liste di cose da fare, pianifico e faccio progetti; e poi vado piano in auto, mi lavo spesso le mani, mangio cose sane e tante tante verdure, medito e provo a ricordarmi di respirare il più possibile.

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Plum cake all’arancia

Plum cake all'arancia

È in corso un attacco, un attacco allo spazio. Non so chi abbia deciso, ma a quanto sembra sono tutti d’accordo: l’obiettivo è ridurre al minimo gli spazi vuoti, stipare all’inverosimile le agende, sottrarre ore al tempo libero per dedicarle al lavoro; l’obiettivo è abituarci a questa sottrazione gradualmente, in modo da non accorgersene nemmeno più dei weekend impegnati, delle serate occupate, delle telefonate fuori orario, dell’essere disponibili sempre e comunque, sempre e ovunque. L’obiettivo è renderci felici del mondo così come, perché neanche ricordiamo – o immaginiamo – che potrebbe essere diverso.

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Una sera all’Osteria Francescana

Bottura

Quanto pagheresti per un safari con Hemingway e ascoltarlo mentre ti legge un suo racconto? Quanto pagheresti per pattinare insieme a Evgenij Pljuščenko? Quanto pagheresti per un quadro di Pollock? La storia che vi racconto oggi è una storia che ha a che fare con il cibo, sì, ma più di tutto ha a che vedere con l’arte, con il fare esperienza, con il vivere attraverso tutti e cinque i sensi e con ciò che accade quando un artista si chiama Massimo Bottura, non dipinge, non scrive, ma racconta incredibili e folgoranti storie. Lo fa attraverso gli ingredienti e la tecnica di uno chef che si è conquistato tre stelle Michelin e che ha portato l’“Osteria Francescana” a essere due volte miglior ristorante al mondo. La storia inizia in una viuzza di Modena, con il freddo di dicembre e qualche lieve goccia di nevischio, con un gruppetto piuttosto nutrito che si guarda attorno e non sa se suonare o no il campanello perché forse è realtà o forse no, che siamo qui, proprio qui, davanti alla targhetta che dice “Osteria Francescana”.

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Pie di zucca con panna al cacao

Pie di zucca

Ho paura delle analisi del sangue (più dei risultati che del prelievo), dei sintomi, degli ospedali, delle visite ginecologiche, di quello che i dottori potrebbero dire. Ho paura del parto, del corpo che si trasforma, delle malformazioni genetiche. Ho paura dei palloni da calcio, di quelli da pallavolo e anche di quelli da basket, ho paura degli sport di squadra e l’odore delle palestre mi lascia sempre un retrogusto d’ansia, in fondo alla gola. Ho paura dei ragni ma non dei serpenti (forse perché non li ho mai visti). Ho paura degli attentati terroristici. Non ho paura dei capelli bianchi, né di invecchiare, ma ho paura della menopausa e delle crisi di mezza età. Ho paura delle pillole, che non riesco a ingoiare, e delle lenti a contatto, che non riesco a mettere. Ho paura di avere poco tempo. Ho paura di sbagliare a scegliere la direzione.

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