#50voltedisnè – maggio

#50voltedisnè

Da sempre, maggio è il mese dei finali, quello in cui si prende l’ultima rincorsa e ci si tuffa nell’Oceano degli impegni. Quest’anno, in particolare, è stato il mese delle ultime fatiche, del traguardo che più si avvicina e più pare lontano, come una specie di miraggio che tremola all’orizzonte e poi scompare. Allo stesso tempo, però, maggio è da sempre il mio mese, quello in cui sono nata, quello in cui sbocciano le rose rosse e in cui faccio provviste al Salone del Libro, quello in cui le giornate iniziano ad allungarsi e si mangiano i primi gelati. Quest’anno, poi, a renderlo ancora più speciale c’è stato #50voltedisnè: un anno, i 50 migliori ristoranti di Torino, “I cento” a farci da guida e la bellezza di iniziare a mangiare all’aperto.

Protagonisti del mese: Il Bastimento, Villa Somis e Spazio 7. Per un resoconto menù dopo menù, potete seguire #50voltedisnè sia su Facebook che su Instagram: qui, una volta al mese, tengo il conto dei piatti di spaghetti, dei calici di Vermentino e faccio il punto della situazione.

#50voltedisnè

Il Bastimento è un locale semplice, un corridoio con uno specchio al fondo, colori caldi, qualche dettaglio che porta a Sud e un’atmosfera che ricorda quella delle trattorie di mare, ma con la giusta eleganza. Luogo perfetto per una cena tra amici o tra colleghi di lavoro, o magari anche un pranzo di quelli buoni, come si deve, dove il profumo dei piatti di pesce riempie le narici prima ancora del piatto. Per chi invece cerca qualcosa di più moderno, Spazio 7 è il ristorante giusto: al secondo piano della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, non avrebbe potuto trovare casa migliore di un museo di arte contemporanea. La sala è ampia, pulita, elegante, con le pareti da un lato che sembrano un cielo stellato e quelle dall’altro che si illuminano di luce chiara. Sui tavoli, vasi che sono in realtà opere d’arte e tutto attorno un’atmosfera che pare quasi trasportare nel bel mezzo di New York. Infine, Villa Somis: una villa in stile liberty, con gradinate bianche, le fronde degli alberi, la vista su Torino, il pergolato e il glicine. Un luogo perfetto per matrimoni, occasioni speciali (e anche per questo conviene prenotare con largo anticipo), ma anche un ristorante per le serate romantiche e i baci sussurrati nell’ampio giardino estivo, sotto la luna, a guardare le luci della città (perché con la bella stagione qui si sta proprio a un passo dal cielo).

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Ma veniamo al succo della questione. Al Bastimento si mangia pesce e lo si mangia bene: ci si riempie e ci si leccano le dita in mezzo ai sapori del mare. Noi iniziamo con una frittura di calamaretti spillo che è croccante e goduriosa e proviamo anche la parmigiana di ombrina, zucchine e caciocavallo, delicata e saporita. Poi, non ci lasciamo scappare uno dei piatti forti della casa: gli spaghettoni ai ricci di mare, morbidi, abbondanti e cremosi. Concludiamo con una sfera ai due cioccolati, che si scioglie sotto una colata tiepida di fondente e rivela un ripieno di croccante mandorlato. Il servizio è svelto, efficiente, perfetto anche per un pranzo, ma se anche ci si fermasse un’ora soltanto il mare pare immediatamente più vicino.

Da Villa Somis, invece, è giusto prendersi il tempo, la calma che un luogo così sembra richiedere, sotto la luna e gli alberi in estate, nell’elegante salone in inverno. Il menù della bella stagione si divide in due proposte (una di pesce e una di terra) oppure in un menù più leggero di tre portate. Noi scegliamo quello di pesce e immediatamente ci si rivela la cucina del bravissimo Stefano Chiodi Latini (avevamo già incontrato il padre Antonio!), che mescola voglia di sperimentare con garbo e tradizione.

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Incominciamo con un baccalà mantecato, una sarda marinata in salsa di soia su hummus di ceci e un fiore di zucca al vapore ripieno di castelmagno: tutto delicatissimo e perfetto. Poi arriva una meraviglia dai sapori precisi: la pescatrice nella sua marinatura, accompagnata con finocchio, spuma di finocchio, pompelmo e curaçao. Ottimo il salmone marinato quattro giorni in sale e zucchero al fumo di té, su battuta di ananas e mela in diverse consistenze, dai sapori decisi e intensi. Coraggiosi e perfetti gli gnocchi di patate viola con calamaretti spillo, pompelmo candito e riduzione di pomodorini gialli: un incontrarsi di sapori, contrasti e morbidezze. Infine la ricciola al tè verde su hummus di ceci, accompagnata da una tempura croccante. Per finire, un dolce che è sorpresa: un gelato alla meringa che non è gelato e non è meringa, che contiene uno zabaione caldo e rivela tanta morbida dolcezza. Il tutto condito da tanta gentilezza in sala (e in giardino!).

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Infine, Spazio 7 (vi ricordate?). Che è il posto per i coraggiosi, per chi vuole sperimentare, per chi non si accontenta della tradizione ma vuole andare oltre, senza esitazioni né paure, guidato dalla mano sicura e precisa del meraviglioso chef Alessandro Mecca. Si può scegliere alla carta oppure dai menù degustazione (5 o 8 portate). Noi ci tuffiamo su quello da otto e la scoperta inizia fin dagli assaggi di benvenuto: un pomodoro che non è un pomodoro, ma un involucro di morbido peperone ripieno di salsa tonnata; un macaron che ricorda la pasta alla carbonara; o ancora un quadretto di pane che sprigiona il sapore dell’estate. Ma è il primo antipasto che segna definitivamente il tono della cena: un carpaccio di vitella con maionese di corallo di capasanta, caviale e tartufo. È morbido, cremoso, fresco, qualcosa di inaspettato e perfetto allo stesso tempo: per quanto mi riguarda, potrei nutrirmene a vita. Ma poi arriva anche la granseola su yogurt ai ravanelli, accompagnata da rapa marinata e sesamo croccante, leggera, delicata, e allo stesso tempo ricca di sapori e contrasti; e ancora gli asparagi impanati con grissini e bottarga serviti con il loro fondo di cottura e salsa barbecue, quel tocco che dà alla loro discrezione lo sprint in più, l’energia. Ancora meravigliosi gli ziti al peperone crusco serviti con una morbida crema al pecorino e le animelle a coronare un piatto che sa di casa, calore e conforto. Per non parlare dei secondi: il rollé di anguilla con cavolo nero, caramellato e godurioso, servito con una giardiniera in gelée di aceto; o ancora il B.B.Bue al sangue, tenerissimo e gustoso, accompagnato con lattuga e polvere di salsa BBQ. Ottime le abbondanti degustazioni di vino al calice. Se riuscite a tenere uno spazio per i dolci (e ne vale la pena) potrebbe arrivare un piatto con meringhe, meringhe all’italiana fiammeggiate, gelée al limone e polvere di caffé che ha tutta l’armonia che si cerca in un finale. Da non perdere la piccola pasticceria, memorabile.

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Quanto ai prezzi: da Villa Somis un menù intero costa 45 euro; al Bastimento si spendono una cinquantina d’euro (a meno che non vi tuffiate sui memorabili crudi – e allora il prezzo sale!), così come da Spazio 7 ( ma il menù da otto portate costa 70 euro). Menzioni speciali: a Villa Somis per la location, il miglior rapporto qualità prezzo finora incontrato, il garbo; a Spazio 7 per il coraggio e l’inventiva che ricordano quelli di un ristorante che punta alle stelle. E intanto, giorno dopo giorno, con tutti i suoi finali anche maggio è arrivato alla fine. Per fortuna c’è giugno, che ci aspetta. E #50voltedisnè continua.

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