#50voltedisnè – luglio

#50voltedisnè luglio

A luglio ci sono state passeggiate in montagna, tuffi in piscina, qualche temporale, riviste lette sul balcone, acqua e menta ghiacciata e tanta anguria; c’è stato anche un gelato alla lavanda e poi, immancabili, i quattro ristoranti del mese, che hanno tenuta alta la bandiera di #50voltedisnè: un anno, i 50 migliori ristoranti di Torino, “I cento” a farci da guida e noi che gioiamo di tutta questa bontà che abbiamo deciso di regalarci incuranti di bilance o altre futili obiezioni.

Protagonisti indiscussi del mese sono stati Luogo Divino, l’Enoteca Parlapà, Camilla’s Kitchen e il Vintage 1997. Per un resoconto menù dopo menù, potete seguire #50voltedisnè sia su Facebook che su Instagram: qui, una volta al mese, tengo il conto delle fette di vitello tonnato, dei calici di vino bianco e, più in generale, faccio il punto della situazione.

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L’Enoteca Parlapà ha dalla sua la semplicità spartana dei luoghi che sanno di casa, quella semplicità senza troppi fronzoli con bottiglie alle pareti, bottiglie sugli scaffali, bottiglie sul bancone, bottiglie tra i tavoli e tanto calore a riempire gli spazi tra bottiglia e bottiglia. Tante bottiglie anche da Luogo Divino e poi poltrone azzurre e sedie rosse simili a quelle di un cinema vintage, lampade minimal sui tavoli e cassette da vino per appoggiare le borsette: un’atmosfera essenziale, e allo stesso tempo calda e accogliente. Camilla’s Kitchen, invece, ha un’eleganza più sobria, fatta di bianchi e neri, di vuoti e pieni, di vetrate ampie e mobili essenziali e linee pulitissime.

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Infine, il Vintage che quando ne varchi le porte pare di entrare in un teatro d’opera con tanto di Tosca in sottofondo: velluti rossi e poltrone, orchidee e legni scuri; come stare in un vecchio teatro ottocentesco, solo che qui invece di ascoltare arie da soprano si mangia – divinamente.

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Ma veniamo al cibo, che poi siamo tutti qui per questo. Per chi ama rimpinzarsi (di cibo ottimo!) e godere della pancia piena l’Enoteca Parlapà è il locus amoenus, il proprio speciale posto nel mondo. Il menù è piccolo, ma le porzioni hanno la firma di Pantagruele. Noi iniziamo con un misto di antipasti che comprende acciughe al verde veracissime, salsiccia cruda di maiale, un ottimo e morbido tonno di vitello e un delicato rotolo di frittata con pancetta e raschera. Tutto ben fatto, tutto di tradizione: saremmo già pieni, ma non possiamo rinunciare ad assaggiare qualche primo che ha dalla sua l’originalità e le grazia, senza dimenticare le buone materie prime. Burrosi e profumati i tajarin trombette e lavanda; morbidissimi e perfetti i rotoli di pasta ripiena con ricotta e radicchio, accompagnati da pomodoro e pesto. Se fosse inverno ci tufferemmo poi sui numerosi secondi che si trovano solo qui e in pochi altri posti di fiducia: animelle, granelle, cervella e finanziera!), ma resta solo il posto per un ottimo zabaione freddo e una crème brulée. Si mangia bene, di tradizione con qualche riuscitissimo colpo di testa, e soprattutto si beve alla grande: una degustazione di tre classici calici piemontesi ci fa felicissimi, un po’ brilli e costa solo una quindicina di euro.

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Un’autentica sorpresa, poi, il menù di Luogo Divino: una pagina zeppa di tapas che cambiano con il passare delle settimane, servite con eleganza, ma soprattutto assolutamente ottime e goduriose. Il luogo perfetto per chi i piatti li vuole provare tutti: perché qui si condivide, si spilluzzica, si assaggia; se poi si ha proprio voglia di un piatto vero e proprio ci sono anche quelli, godibilissimi, ma viene voglia di smezzare anche loro per assaggiare ancora e ancora e ancora. Noi proviamo, nell’ordine: un gazpacho di cuore di bue, melone e verbena – fresco e leggero come le sere d’estate; la panissa di ceci, fritta alla perfezione; i meravigliosi pastel croccanti e ripieni di gamberi serviti con una salsa agrodolce; i crostini melanzane, yogurt, menta e lime, che si portano dietro una scia di affumicatura; il piatto di zucchine gialle e verdi con hummus di curry – gustose e leggere insieme.

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Da ricordare i dolci: noi proviamo le pesche poché con gelatina di vino rosso, aria di cardamomo e meringhe al cacao e la fenomenale granita al caffé su pan di spagna al finocchietto, accompagnata da mandorle caramellate salate e spuma di latte di mandorla. I ragazzi in sala consigliano benissimo, guidano tra le bottiglie e per chi preferisce un solo calice con cui brindare la proposta è ottima.

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Da Camilla’s Kitchen, che ha da poco cambiato gestione, ci colpisce invece il fatto che ci sia voglia di sperimentare e che, di quella sperimentazione, noi stessi vorremmo provare tutto. Il menù è breve (ottimo segno) e ci induce a provare la carne cruda battuta al coltello, accompagnata da una gelée all’anguria, semi di pomodoro gustosi assai e foglioline che in realtà celano il sapore delle ostriche. Continuiamo con i ravioli di grano arso al baccalà su una crema di latticello, che ci ricordano quei luoghi sicuri come il piumone in inverno. Ottimi (e freschi) anche gli spaghetti alla menta con coda di rospo e funghi croccanti. Davvero buoni i dolci: il croccante al limone, una  millefoglie che sembra contenere tutto il profumo del limone concentrato a ogni boccone; così come il cremoso al pistacchio accompagnato da dolci meringhe e sorbetto alla fragola. C’è originalità, c’è cura e c’è attenzione.

E poi c’è il Vintage, che si tiene stretta la sua stella Michelin da ormai 14 anni e che incanta i commensali con possibilità, variazioni, menù di terra, di pesce, di tradizione e di sperimentazione e creazione. Noi, esploratori intrepidi, decidiamo di provare il Menù Luna Park (versione short – che fa vacillare già i più potenti stomaci di Piemonte). E scopriamo che dietro i tendaggi della Tosca, oltre le perfette attenzioni e spiegazioni del maitre di sala, c’è voglia di allargare gli orizzonti e spalancare porte a chi sta a tavola. Mai pensato di volere un menù di soli antipasti? O, meglio ancora, di dolci? Bè, il Short Luna Park di antipasti ne ha ben sei e – uditeudite! – di dolci addirittura sette!

Si inizia con bottoncini di gamberi e scampi accompagnati da more, lamponi, fragole; ottima anche la rosellina di ricciola con citronette al miele e brunoise di verdure. Entrambi piatti eleganti, da ristorante che sa quello che fa. Il bello, però, arriva con gli antipasti successivi, che aggiungono grinta e personalità al savoir faire: le polpettine di alici e provola accompagnate da un salsa a base di tamari, street food rivisitato e pieno di energia; la crema di baccalà con panella di ceci, baccalà mantecato e finocchietto selvatico, morbida e delicata ma dal carattere deciso; e poi la meravigliosa purea di patate viola con seppie e il loro nero, una sorta di nuvola cui abbandonarsi; per finire con la zuppa di cipolle alla francese e gelato all’ajo blanco, dai sapori definiti ma con equilibrio perfetto.

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Seguono poi i primi, tutti di mare: spaghetti alle ostriche e conchiglioni con zuppetta di pesce.

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E, infine, il lusso di potersi gustare una serie di dolci uno più buono dell’altro: la biglia di panna cotta al frutto della passione, che sparisce in un attimo; il tris di sorbetti (perfetto quello al limone), i gelati fatti in casa (la crema insuperabile); il trittico di mandorle; il tortino di cioccolato cremoso ripieno di crema ai lamponi; e infine i babà al rhum accompagnati dalla crema chantilly. Un finale regale per una cena regale.

#50voltedisnè luglio

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Un luglio ricchissimo, che dal lato del portafoglio ha trovato un ottimo rapporto qualità-prezzo: 35 euro circa all’Enoteca Parlapà, una trentina da Luogo Divino, una quarantina da Camilla’s Kitchen e 80 per il menù short Luna Park del Vintage (ma ci sono anche menù a una sessantina di euro). Menzioni speciali: a Luogo Divino per la formula divertente e gioiosa e al Vintage per il goloso menù antipasti-dolci. Bravi tutti.

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