#50voltedisnè – giugno

#50voltedisnè giugno

Le prime serate calde, con i finestrini aperti e i vestiti leggeri; i calici di rosé bevuti sul balcone, le piante da annaffiare sempre più spesso, i ventagli nella borsa e il ghiaccio nell’acqua e menta. Giugno è arrivato con discrezione, ma alla fine è arrivato e con lui anche l’estate. Noi, nel frattempo, abbiamo continuato indomiti a varcare soglie di ristoranti e a portare avanti quella meraviglia che è #50voltedisnè: un anno, i 50 migliori ristoranti di Torino e “I cento” a farci da guida. Già, perché a furia di “assaggia e brinda”, siamo arrivati a metà percorso: e non si dica che non ci mettiamo dedizione.

I protagonisti del mese? L’Osteria Antiche Sere, Opposto Restaurant, il Ristorante Fiorfood by La Credenza, le Tre Galline e Magorabin. Per un resoconto menù dopo menù, potete seguire #50voltedisnè sia su Facebook che su Instagram: qui, una volta al mese, tengo il conto dei chili (di panna cotta), del numero di pizze condivise e faccio il punto della situazione.

#50voltedisnè giugno

Per chi vuole godersi l’estate, da non perdere è l’Osteria Antiche Sere, che nel cortile interno con il pergolato e la vite americana invita a rilassarsi, a sentirsi a casa, tra coppiette, famiglie e gruppi di amici che vanno e vengono. Dentro, le sale sono quelle di una vera osteria piemontese, ma noi la preferiamo nella versione estiva, più leggera. Sempre per chi ama gli spazi aperti e vuole godersi i bei dehors è d’obbligo una tappa da Opposto, che si affaccia su Piazza Vittorio, all’angolo con Via Po. La piazza è lì, c’è movimento, c’è musica, c’è incanto. Le sale, chic al punto giusto, ricordano universi, mondi, pianeti, che portano in luoghi vicini al Grande Gatsby, con dorature, piccoli dettagli e attenzione ai particolari più minuscoli.

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Molto accogliente, con legni, lampadari, colori chiari e luminosi, freschezza e al tempo stesso fascino d’altri tempi, è il ristorante le “Tre Galline”, che da 500 anni abita a Torino e la abita bene. Una piccola saletta, invece, quella al piano superiore di Fiorfood, nella bella Galleria San Federico: intima, accogliente, dai colori scuri e grandi vetrate. E poi c’è Magorabin, che a breve si rinnoverà sia negli spazi che nei contenuti: noi, per ora, abbiamo mangiato ancora nella vecchia sala, ampia ed elegante, con quadri alle pareti, tavoli tondi, tovaglie immacolate e la cura che ha la perfezione.

Ma veniamo al dunque, che poi sarebbero i piatti. All’Osteria Antiche Sere la cucina è quella di casa, con il menù scritto a mano e l’estrema gentilezza in sala. Tutte cose buone, che fan venire voglia di baciare chi te le ha preparate: gli antipasti misti e abbondanti (frittatina di erbette e fiori di zucca, peperoni e acciughe, tomini elettrici, carne cruda, vitello tonnato), tutto delicato e ben preparato. Poi ci sono gli gnocchi al castelmagno, morbidi morbidi, e gli ottimi agnolotti al sugo d’arrosto che profumano di tempi andati. I dolci insuperabili: la panna cotta che sembra latte mentre si scioglie in bocca; la meringata con fragoline di bosco, leggera, dolce e perfetta. L’Osteria è piena: di gente, di garbo, di cose semplici e cibo buono.

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Da Opposto, invece, ci si può andare per tre ragioni diverse: per assaggiare un buon primo, per condividere una pizza o magari per sorseggiare un cocktail. E una cosa non esclude l’altra. Nel menù, infatti, convivono tapas sfiziose e pizze formato ridotto in modo da poterne gustare più d’una, così come piatti interessanti e cocktail da provare sotto i portici, seduti sulle poltroncine con bella musica dal vivo di sottofondo.

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Noi assaggiamo i bocadillos e una pizza con la mozzarella di bufala formato small. Ottimo lo sgombro in crosta con stracciatella e scarola, fresco, croccante. Primi interessanti: noi ci tuffiamo su un risotto ostriche e mela verde e sui plin all’anatra e arancia. Meraviglioso il tiramisù ai lamponi.

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Che dire delle “Tre Galline”? Le “Tre Galline” è un pezzetto di storia, ma il bello è che sa partire dalla tradizione per innovare quel tanto che basta, per inoculare in grandi piatti la giusta dose di creatività e bravura che lo rendono il posto perfetto sia per i puristi che per chi ama scoprire cose nuove. Tutto impeccabile, dall’inizio alla fine, e tutto abbondantissimo. Iniziamo con la testina di vitello impanata e fritta con fave e acciughe: un capolavoro in cui il croccante rivela morbidezza, il sapido si abbina al dolce e il gioco di equilibri mostra grande maestria. Ottimo anche il salmone affumicato in casa su crema di bleu di Moncenisio, denso, morbido, godurioso, in cui il formaggio erborinato e il salmone si sposano perfettamente.

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Indimenticabili gli gnocchi di patate con sgombro scottato, crema di melanzane e finocchietto selvatico: uno scontrarsi di sapori che creano mondi nuovi e perfetti. Da podio le nespole candite in casa su gelato all’olio con meringa e sciroppo di sambuco, così come l’ottima panna cotta alle amarene. Qui si fanno le cose bene, come in pochi sanno fare.

Poi c’è Fiorfood che ha la missione di mostrare come a partire da ingredienti buoni, ma alla portata di tutti, si possano creare ottimi piatti, specialmente se dietro il format c’è il ristorante  “La Credenza”. E allora via ai piatti della tradizione, ma anche a qualche sperimentazione qua e là.

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Si inizia con un’insalata russa di benvenuto per poi proseguire con le buonissime capesante scottate su scarola e uvetta e il morbido uovo cotto a bassa temperatura con fonduta al raschera e asparagi. Degne di nota le fettuccine al ragù di faraona e mandorle con puré di mele, tenerissima la coscia d’anatra glassata alle cinque spezie su cavolo cinese. Ottimo finale la zuppetta ai lamponi con porto e cioccolato. Porzioni abbondantissime, pance piene, piatti di equilibrio e buona esecuzione.

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Ultimo, ma non meno importante. Ve ne avevo già parlato qualche tempo fa, se ricordate bene. Ed è inutile rammentarvi che quando si tratta di Magorabin sono di parte. Il primo stellato che abbia provato, una sorta di imprinting a desiderare il meglio; il primo ristorante che mi abbia dimostrato come mangiare non abbia soltanto a che fare con il nutrirsi, ma possa diventare esperienza, arte, ricordo da tenere indelebile nella memoria. Per chi ancora avesse diffidenza, per chi credesse che dagli stellati si esce a pancia vuota: fate un tentativo, provate per credere. E non sarete mai più gli stessi. Si inizia con gli antipasti di benvenuto, che ti ricordano come qui ci si venga per un motivo soltanto: la meraviglia.

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Un risotto allo scoglio rivisitato che sta in un solo boccone, tacos farciti di carne di cervo, funghi marinati, buns morbidi e caldi con salsa teriyaki, una patata tartufata che sembra tartufo ma è patata però è proprio tartufo, i goduriosi gianduiotti al foie gras e la foglia di canapa laccata con miele e maionese di zenzero.

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Poi arrivano gli antipasti: animelle e burrata che portano morbidezza, delicatezza, con la scorza di limone a rendere tutto più vivo; e ancora lingua, gamberi e mandarino, antipasto che si scioglie in bocca e richiama alla mente luoghi lontani.

Ottimi i tortelli di crostacei con yuzu, così come l’anatra su foie gras e barbabietola, di cui ogni boccone è prezioso. Per non parlare dei dolci, che sono scoperta, rivelazione e allo stesso tempo conforto: una panna cotta al basilico e mandorla amara, in cui i contrasti si sposano dolcemente; e i brownies al lampone e barbabietola, che fanno esplodere in bocca sapori e stupore. Quando si punta alla perfezione si punta in alto, ma Magorabin non delude, ancora una volta.

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Nota finale (ed essenziale!): i prezzi. All’Osteria Antiche Sere si sta sui 35, una quarantina da Fiorfood e da Opposto, 50 dalle “Tre Galline”, mentre da Magorabin si passa a un prezzo medio di 80 euro, ma ci sono menù anche a 60. Menzioni speciali: all’Osteria Antiche Sere perché è casa e a Magorabin perché è Esperienza.

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