#50voltedisnè – Gennaio

L’idea ci è venuta una di quelle domeniche pomeriggio in cui fa buio presto e già verso le 6 si inizia a sentire lo scoppiettio dei fornelli a gas che si accendono uno dopo l’altro, nelle case. Forse ascoltavamo Leonard Cohen sbucciando patate, forse i Sigur Ros scaldando il brodo per la zuppa. Sia come sia, avevamo lì vicino la guida de I Cento 2018. Per chi non la conoscesse: trattasi di una guida che mette insieme i migliori ristoranti di Torino, 50 top e 50 pop (spesa sotto i 25 euro). La scrivono Stefano Cavallito, Alessandro Lamacchia e Luca Iaccarino, con grande humour e tono informale, come tra amici. La pubblica Edt, una casa editrice torinese che in quanto a cibo sa il fatto suo. Comunque, era lì sul tavolo, e noi ci diciamo: sarebbe bello provarli tutti, questi ristoranti. O almeno i primi 50, ecco. Peccato che ci vorrebbero anni. Poi, l’idea: non per forza. Non se li proviamo uno a settimana, per 50 settimane: un anno, 50 ristoranti di Torino, una guida per conoscerli tutti e due stomaci per assaggiare senza sosta. All’obiezione: e il vile denaro? Risparmieremo.

Non è la scenetta di uno spot per i #cento2018 (anzi, a scanso di equivoci: tutte le opinioni qui di seguito sono mie e mie soltanto, senza ombra di sponsorship). È piuttosto il dialogo che è avvenuto verso novembre tra me e il Vichingo. Ci sono stati, nell’ordine: un po’ d’indecisione, qualche timore economico, qualche dubbio dietetico, ma alla fine ci siamo decisi. Complice la dedica che Luca Iaccarino, ignaro, mi ha lasciato sulla guida alla conferenza stampa per la presentazione dei Cento 2018: “Mi raccomando, non provarli tutti di seguito.”  E allora eccoci, a mangiare fuori 50 volte, come dice il nome del progetto che torna alle nostre origini piemontesi.

Protagonisti di gennaio? Sorji Nouveau, Le vitel étonné, Scalo Vanchiglia e San Tommaso 10. Per un resoconto cena dopo cena, potete seguire #50voltedisnè sia su Facebook che su Instagram. Qui, una volta al mese, farò il punto della situazione, raccontandovi le porte che abbiamo varcato, i piatti migliori che abbiamo assaggiato e quanti chili abbiamo preso.

San Tommaso 10

Partiamo dall’ambiente. Il “Sorji Nouveau”, dietro Piazza Vittorio, è un locale che ha una certa storia e che ha visto proprietari succedersi e il nome cambiare. Di tutto questo passato resta un ambiente vecchio Piemonte, semplice, quasi spartano, con belle bottiglie alle pareti e tovagliette di carta e tavoli di legno. Perfetto per cene con amici, comitive, belle persone che brindano insieme. Forse un po’ meno adatto alle coppiette, che potrebbero però trovare pane per i loro denti a “Le vitel étonné” (sempre in centrissimo, vicino a via Po), senza cambiare troppo genere di cucina, ma in un ambiente più elegante e allo stesso tempo informalità, con gente che va e viene, una bella cucina a vista, cura e, anche qui, tante tantissime bottiglie. Chi ama l’eleganza più moderna, l’intimità e i colori scuri non può perdersi “Scalo Vanchiglia”. E poi, già, per chi vuole sfoggiare cravatta e papillon, c’è “San Tommaso 10” (non lontano da via Pietro Micca), il ristorante di Lavazza dove la storia di Lavazza è incominciata, che è tutto specchi, tutto oro e tutto belle pubblicità, con un eleganza un po’ retrò. (Postilla: di giorno l’ambiente si trasforma e diventa ottima caffetteria).

Vitello tonnato Sorij Nouveau

Ma veniamo alla ciccia. Per chi vuole cucina tradizionale piemontese il “Sorji” e “Le vitel étonné” sono entrambi i posti giusti. Nel primo caso cucina verace fatta comme il faut: penso all’ottimo vitello tonnato, tenero e godurioso al punto giusto e all’insalata russa scomposta nella burnia.  Così come a un piatto di plin al sugo d’arrosto che si squagliavano in bocca e di cui ho ancora fresco il ricordo. Grande gentilezza e cura tra il personale, che ci tiene a metterti a tuo agio tra una sorsata di Barbera e l’altra.

Tajarin ai carciofi - Le vitel étonné

A “Le vitel étonné” andateci se volete divagare quel poco che basta per ritrovare, poi, con rinnovato entusiasmo la cucina delle radici. Per esempio, noi abbiamo provato un uovo pochè in crosta di pignoletto su crema di spinaci, l’immancabile e impeccabile vitello tonnato e i meravigliosi tajarin ai 36 tuorli con i carciofi (burrosi, profumati!). Niente male i dolci, che si sa, qui a Nudaperla ne andiamo matti (ci sbafiamo una crema al mascarpone su biscotti al caffè che pare quasi panna e una crème brulée alla liquirizia dall’aroma leggero).

Caprese con salsa di cachi - Scalo Vanchiglia

“Scalo Vanchiglia”, invece, è per quelle sere in cui avete voglia di mare, di Sicilia, di coste partenopee, di sapori che profumano di sole. Provate le pizze (specialissime): noi ne assaggiamo una bianca con polpo, patate viola e pomodorini pachino. Se invece optate per il resto del menù, arriveranno cose ghiotte come i conchiglioni con burrata e pomodoro San Marzano confit su crema di cicoria. Assolutamente da non perdere i dolci: un cremosissimo tiramisù ai fichi d’India con granella di pistacchi e una caprese con salsa di cachi che sembrava di mangiare un cuscino morbido morbido pieno non di piume ma di mandorle e cioccolato.

Spaghetti alla colatura di alice - San Tommaso 10

Infine, il “San Tommaso 10”: per chi vuole celebrare l’italianità in tutte le sue forme, con una cucina curata, garbata, che propone piatti come il polpo croccante su crema di patate con le olive taggiasche e, proprio lì accanto, la carne cruda di fassone; gli  spaghetti alla colatura di alici, sesamo e pane tostato, gli ottimi plin al sugo d’arrosto e, questi davvero indimenticabili, i tagliolini ai carciofi con guanciale e crema di parmigiano. E i dolci, ah, i dolci: godurioso lo zabaione, una meraviglia le pere al vino e gelato al caramello, una sorpresa il tiramisù servito con Espresso alla Ferran Adrià: un espresso puro e duro, ma sotto forma di nuvola, quasi schiuma.

Due menzioni speciali: all’abbondanza e generosità delle porzioni per il “Sorji Nouveau”; alla cura nelle presentazioni dei piatti per “Scalo Vanchiglia”.

Arrivando al portafogli, mettete in conto una cinquantina di euro per “San Tommaso 10”, una quarantina per “Le vitel étonné” e “Scalo Vanchiglia”, 35 per il “Sorji Nouveau”. Se prendete il menù degustazione di “Scalo Vanchiglia”, però, scendete a 30 e dentro ci sono due antipastini, un primo, un secondo e un dolce.

Quanto ai chili, per ora restano invariati, grazie alle verdure bollite e allo yoga del lunedì sera. Devo dire, in ogni caso, che a mangiare fuori ci si abitua in fretta e il problema, temo, sarà gennaio 2019.

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