#50voltedisnè – aprile

#50voltedisnè - aprile

Aprile è stato un mese di contaminazioni, di incroci e intersezioni. Giornate di sole caldo, quasi estivo, e voglia di ghiaccioli alla menta subito seguite da pomeriggi di pioggia e tè nero in tazze di ceramica. È stato un mese di rincorse e cento metri, come sempre accade in primavera, quando ci si avvicina alla quiete dell’estate ma ancora c’è bisogno di correre e di concludere tutto quello che si è iniziato a ottobre. Tra una corsa e l’altra, tuttavia, io e il consorte abbiamo proseguito nel nostro progetto #50voltedisnè: un anno, i 50 migliori ristoranti di Torino, “I Cento” a farci da guida e la meraviglia dello scoprire che ci si stanca di tante cose, ma non di mangiare bene.

Ma veniamo ai protagonisti del mese: Oinos, Hafa Storie, i Tre Galli e Al Garamond. Quattro ristoranti con anime diverse che ci hanno portati in giro per il mondo attraversando confini e barriere come se nulla fosse. Per un resoconto menù dopo menù, potete seguire #50voltedisnè sia su Facebook che su Instagram: qui, una volta al mese, tengo il conto dei piatti di vitello tonnato, dei calici di Barbera e faccio il punto della situazione.

Iniziamo dalla vineria i Tre Galli, che da ormai una ventina d’anni mantengono il loro posto d’onore nel pieno del quadrilatero romano, proprio accanto a Piazza Emanuele Filiberto, e a starsene nel loro dehors pare quasi di essere finiti a Parigi per sbaglio, senza rendersene conto. Se, invece, si entra dentro, ci si accorge che si tratta di Piemonte e di un Piemonte di quelli con i fiocchi: tante bottiglie di vino, tavoli dall’aria semplice, cassette di legno, cartoline qua e là, qualche quadro, un look un po’ vintage e allo stesso tempo accogliente, luci calde e gente che chiacchiera.

#50voltedisnè

Un altro luogo perfetto per accogliere è Hafa Storie, non molto lontano da i Tre Galli, che ha trovato spazio nella galleria Umberto I, proprio nel cuore di Porta Palazzo, dove le storie si mescolano e si incontrano. Il locale è bello, con piastrelle, ceramiche, piatti colorati che fan diventare felici al solo guardarli e che si possono anche comprare per portare a casa un po’ di quella gioia. Le vetrate sono ampie, l’atmosfera giocosa e semplice, così come le ordinazioni scritte su un foglietto o le posate che arrivano in uno scrigno. Per chi invece avesse voglia di eleganza ci sono i perfetti Oinos e Al Garamond. Il primo sempre con informalità, toni bianchi, divanetti e tanti quadri alle pareti. Il secondo con luci soffuse, candele, volte a botte e tanto romanticismo.

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Ma veniamo al sodo, che poi sarebbe il cibo. Per chi ha voglia di Piemonte, ma di un Piemonte che un po’ osa e lo fa con assoluta padronanza, con perfezione del gesto e tanto, tantissimo gusto, I tre Galli sono imbattibili. Noi proviamo una meravigliosa terrina di coniglio e prugne con composta di cipolle caramellate e pan brioche burroso, che ad ogni boccone definisce la gioia e la bellezza di saper assaporare le cose. Non da meno la carne cruda, grande classico che prende nuova vita grazie alla maionese di lime che rinfresca e rende tutto più brioso. Ottime le lasagne con salsiccia di Bra e raschera, uno di quei piatti che premiano e sanno di casa. I dolci sono tutti invitanti ed è difficile scegliere, ma alla fine vince una buonissima crema di ricotta e cioccolato servita insieme a pere cotte nel vino rosso. Sembra tutto semplice, perfetto per una cena tra amici, ma con quel tocco in più che aggiunge bellezza e calore e coccole da condividere in due.

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Ed ecco che arrivano le contaminazioni, prima quelle su suolo italico. Il Garamond, infatti, porta avanti la sua scialuppa guidata dallo chef Santino, che gira tra i tavoli a raccontare i propri piatti, mettendo insieme Piemonte e Sicilia in due menù perfettamente complementari e unendo poi le due terre in un menù più complesso, di maggiore innovazione e sfida, con 7 portate di “con-tradizione”. Noi ci buttiamo su quello che contamina e contraddice. Assaggiamo dei sorprendenti ravioli ripieni di gamberi: ravioli che non sono ravioli, ma una gelée trasparente di gazpacho che racchiude il gambero e porta l’estate in bocca. Ottimo anche il merluzzo in spugna nera su crema al cocco e aglio, che unisce dolce e salato in un connubio perfetto. La meraviglia, però, arriva sul finale, con un tenerissimo agnello servito con pop-corn caramellato e crema di pop-corn: una sorpresa che è equilibrio, che è coraggio, e allo stesso tempo delicatezza. I dolci, poi, sono davvero il gran finale: indimenticabile la mousse di liquirizia su crema al cioccolato bianco e pura essenza di violetta, che è come ritrovarsi in una fiaba all’improvviso.

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Ad avventurarsi oltre i confini nazionali, invece, ci pensa Oinos che dal Giappone prende il sushi e lo trasforma in susciliano. Qualche esempio, per capire il nocciolo della questione: i nighiri con branzino e tartare di olive nere su arancia, quelli con il pesto trapanese, quelli con ombrina e olio agli agrumi, quelli con tonno e cipolla caramellata di tropea, il nighiri con gambero rosso di Sicilia, o ancora quelli con capasanta grigliata, o ancora con il polpo in salsa teriyaki e mandorle. Noi proviamo la degustazione di nighiri susciliano da 16 pezzi, ma di susciliano troverete anche i roll, i gunkan e il sashimi. Se poi preferite la cucina cucinata, Oinos non delude affatto e vi trasporta verso il mare aperto: splendido il piatto di linguine alle sarde 2.0, profumate, cremose, con la croccantezza dei pinoli a dare il tocco in più; ottimo anche il calamaro arrosto con broccoli e pane bruciato, gustoso, saporito, bello.

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E se contaminazione e incrocio questo mese la fanno da padroni, ecco che arriva Hafa Storie con l’esperienza decennale dell’Hafa Café che si è unita al tocco unico dello Chef Christian Milone, una stella Michelin alla sua Trattoria Zappatori di Pinerolo. E il menù, qui, è tutto un mescolare, un poter scegliere tra il Piemonte di Christian o il Marocco. Noi proviamo l’eccezionale insalata alici, fumo e erbe: alici morbidissime e affumicate, foglie d’insalata che si trovano forse nei prati, forse in posti esotici, accompagnate da una maionese agli agrumi, melissa e sfoglie di guttiau. Continuiamo con i piatti della tradizione marocchina, che sanno di casa ma una casa che profuma di Marrakech: pastilla di pollo alla cannella e tajine di pollo con limoni. E, per finire, i dolci piemontesi rivisitati dallo chef Christian: la crostata scomposta, con fragole, composta di lamponi, crema pasticcera dolce e densa e frolla al burro, uno spettacolo di delicatezza; e il tu gust, bunet e panna cotta insieme in un unico barattolo.

I prezzi, certo. A salire: 35 euro circa da i Tre Galli, 40 da Hafa Storie, 45 da Oinos, 68 per il menù degustazione di 7 portate da Il Garamond (ma la media se scegliete alla carta è sui 55 euro). Menzioni speciali: ai Tre Galli per incarnare l’idea che credo debba avere la vita quando è bella, al Garamond per i dolci, a Hafa Storie per la location. E viva le contaminazioni belle, gustose, piene di gioia.

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