Soul Kitchen: la cucina dell’anima

Soul Kitchen

Soul Kitchen è un ristorante di cucina vegana&raw che piace anche a chi il 15 di agosto si sbrana le braciole. Soul Kitchen: cucina dell’anima. Un’anima che negli ultimi anni è diventata di tendenza, tra vegetariani che non mangiano il pollo ma il tonno sì, tra vegani per scelta, vegani per salute, vegani per moda e vegani di passaggio, tra crudisti perché è estate e crudisti perché fa bene. Nonostante la moda, tuttavia, permangono i pregiudizi: quelli che la cucina vegetariana, per non parlare di quella vegana o crudista, sia una cucina di ripiego, una cucina senza sapori, inconsistente. Per fortuna i pregiudizi esistono per essere superati e sconvolti. Perché al Soul Kitchen si mangia tanto e si mangia anche bene. Ma, soprattutto, si mangia una cucina che pur essendo vegetariana, vegana e raw, bè, è anche buona e piace a tutti.

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Pie alle ciliegie

Pie alle ciliegie

C’è un momento per ogni cosa. Ad esempio, per andare in vacanza in tenda. Noi il nostro momento l’abbiamo avuto: partivamo carichi come tartarughe, mangiavamo insalate di pomodoro per settimane, festeggiavamo le serate speciali con un avocado o, al massimo, mezza pizza a testa; viaggiavamo in treno, in metro, in autobus, camminavamo tanto, ci svegliavamo presto per la luce che filtrava dentro e i rumori dei bambini pazzi; dopo una settimana avevamo le schiene doloranti ma non importava, perché eravamo io e te, eravamo a Parigi, e l’insalata di pomodori pareva davvero il lusso più grande, come il nostro giovanissimo amore.

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Una cena al Ruràl

Ruràl

Pensare alla cucina piemontese, quella tradizionale, fa venire in mente piole un po’ oscure, con banconi di legno, barbera in caraffe e agnolotti al plin serviti senza tante cerimonie. A meno che non decidiate di cenare al Ruràl: perché se la cucina piemontese di solito è roba da uomini, gente tosta che parla poco, nel ristorante di via San Dalmazzo eleganza, delicatezza e semplicità la rendono adatta anche a fanciulle e donzelle amanti del buon cibo.

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Dolcetti al miele e camomilla (ovvero: 26 cose che ho imparato)

Dolcetti miele e limone

Per questo compleanno avevo in mente una torta a tre strati. Tipo questa, ma con il sapore del miele e del limone, come una primavera tra i gelsomini. A volte, però, – anzi, piuttosto spesso – le cose non prendono l’esatta piega che il ferro da stiro vorrebbe, ma si stiracchiano e stropicciano. E così la glassa non si addensa, cola ovunque tranne che sulla torta, e l’ultimo strato collassa, rompendosi in quattro e assumendo l’aspetto di un immenso blob, tipo una colata lavica in Islanda. Capita. Non nascondo che lì in mezzo ci siano state urla e strepiti, ma alla fine non resta che prendere la torta, ridurla in pezzetti, metterla in una teglia di dimensioni cosmiche, ricoprirla di glassa, riempirla di candeline sbilenche e offrirla a amici e parenti comprensivi che si fidino nonostante l’aspetto precario. Certo, magari questa volta niente Instagram, perché si sa, i social vogliono solo il lato bello della medaglia.

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Angel Food Cupcakes con fragole e panna

Angel Food Cupcakes

Il bello dei litigi è fare pace: quella sensazione di aver riconquistato qualcosa di prezioso, qualcosa che per un attimo temevi di aver perduto per sempre. Quella sensazione di sollievo e di quiete, quell’abbracciarsi come se ci si ritrovasse dopo millenari vagabondaggi, quel sfiorarsi la pelle con la paura di essersi feriti così a lungo, così profondamente, da avere lasciato i segni sopra la lentiggini, tra l’azzurro dell’iride e il nero della pupilla.

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Magorabin: sul fare e sull’essere (chef)

Magorabin

Entrare al Magorabin di mattina fa uno strano effetto: come entrare in un tempio sapendo che ci saranno i monaci ad accoglierti. Il monaco in questione si chiama Marcello Trentini: una vita dedicata al cibo, questa la sua vocazione. Tanto che alla richiesta “Ma tu, se non avessi fatto lo chef, che cosa avresti voluto fare?” lui risponde: “Io non ho fatto lo chef, io sono uno chef.”. E l’odore di gamberi si trasforma immediatamente in quello dell’incenso.

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