Svezia on the road

Orust

Non si tratta soltanto di tutti quegli abeti, o di quel blu profondo dei loro laghi, di quei paesini bianchi abbarbicati su scogliere lavate dalla pioggia, a picco sul Mare del Nord, di quelle casette rosse perse in mezzo a campi di grano e pale eoliche, di quelle spiagge bianchissime e di quelle strade vuote, di quei loro tramonti che incendiano il silenzio, di quelle case arredate con eleganza semplice e calda, delle candele sempre accese, delle vetrate a portata di sguardo, delle ragazze che corrono con la coda di cavallo e la canottiera mentre fuori piove, delle copertine per stare nei dehors dei ristoranti senza prendere freddo, degli uomini che spingono i passeggini e che sembrano usciti da una rivista di Tommy Hilfiger.

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Torta rovesciata all’ananas e zenzero

Torta all'ananas

I giorni che precedono le vacanze sono da sempre quelli in cui iniziano a nascere le idee, quelli in cui l’anno passato si congeda per lasciare il posto a giorni nuovi di zecca. L’ho già detto: per me la fine dell’anno coincide con la fine della Scuola, da sempre. Sarà che le scuole non le ho mai lasciate, in fin dei conti: sta di fatto che per me è luglio il momento in cui fare bilanci e progettare nuove idee, agosto è il momento in cui lasciarle riposare, far prendere loro forma, e settembre, bè, settembre è il momento delle scelte e dei nuovi inizi. Ma per ora fermiamoci a luglio, con le sue grigliate come se non ci fosse un domani e i suoi temporali improvvisi.

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Soul Kitchen: la cucina dell’anima

Soul Kitchen

Soul Kitchen è un ristorante di cucina vegana&raw che piace anche a chi il 15 di agosto si sbrana le braciole. Soul Kitchen: cucina dell’anima. Un’anima che negli ultimi anni è diventata di tendenza, tra vegetariani che non mangiano il pollo ma il tonno sì, tra vegani per scelta, vegani per salute, vegani per moda e vegani di passaggio, tra crudisti perché è estate e crudisti perché fa bene. Nonostante la moda, tuttavia, permangono i pregiudizi: quelli che la cucina vegetariana, per non parlare di quella vegana o crudista, sia una cucina di ripiego, una cucina senza sapori, inconsistente. Per fortuna i pregiudizi esistono per essere superati e sconvolti. Perché al Soul Kitchen si mangia tanto e si mangia anche bene. Ma, soprattutto, si mangia una cucina che pur essendo vegetariana, vegana e raw, bè, è anche buona e piace a tutti.

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Pie alle ciliegie

Pie alle ciliegie

C’è un momento per ogni cosa. Ad esempio, per andare in vacanza in tenda. Noi il nostro momento l’abbiamo avuto: partivamo carichi come tartarughe, mangiavamo insalate di pomodoro per settimane, festeggiavamo le serate speciali con un avocado o, al massimo, mezza pizza a testa; viaggiavamo in treno, in metro, in autobus, camminavamo tanto, ci svegliavamo presto per la luce che filtrava dentro e i rumori dei bambini pazzi; dopo una settimana avevamo le schiene doloranti ma non importava, perché eravamo io e te, eravamo a Parigi, e l’insalata di pomodori pareva davvero il lusso più grande, come il nostro giovanissimo amore.

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Una cena al Ruràl

Ruràl

Pensare alla cucina piemontese, quella tradizionale, fa venire in mente piole un po’ oscure, con banconi di legno, barbera in caraffe e agnolotti al plin serviti senza tante cerimonie. A meno che non decidiate di cenare al Ruràl: perché se la cucina piemontese di solito è roba da uomini, gente tosta che parla poco, nel ristorante di via San Dalmazzo eleganza, delicatezza e semplicità la rendono adatta anche a fanciulle e donzelle amanti del buon cibo.

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Dolcetti al miele e camomilla (ovvero: 26 cose che ho imparato)

Dolcetti miele e limone

Per questo compleanno avevo in mente una torta a tre strati. Tipo questa, ma con il sapore del miele e del limone, come una primavera tra i gelsomini. A volte, però, – anzi, piuttosto spesso – le cose non prendono l’esatta piega che il ferro da stiro vorrebbe, ma si stiracchiano e stropicciano. E così la glassa non si addensa, cola ovunque tranne che sulla torta, e l’ultimo strato collassa, rompendosi in quattro e assumendo l’aspetto di un immenso blob, tipo una colata lavica in Islanda. Capita. Non nascondo che lì in mezzo ci siano state urla e strepiti, ma alla fine non resta che prendere la torta, ridurla in pezzetti, metterla in una teglia di dimensioni cosmiche, ricoprirla di glassa, riempirla di candeline sbilenche e offrirla a amici e parenti comprensivi che si fidino nonostante l’aspetto precario. Certo, magari questa volta niente Instagram, perché si sa, i social vogliono solo il lato bello della medaglia.

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