Torta rovesciata alle fragole e cardamomo

Torta alle fragole e cardamomo

C’è una cosa che detesto, delle amicizie. Ed è che, prima o poi, si è costretti a tenerle vive. Cioè, voglio dire che all’inizio magari ci si vede anche tutti i giorni perché si fa la strada insieme per andare a scuola, o addirittura si è vicini di banco, o magari si lavora nello stesso ufficio. Ci si incrocia, si sa quello che accade nelle rispettive vite. A volte bastano un sorriso, o uno sguardo, e già va tutto più dritto, più per il verso giusto, perché sappiamo che l’altro ha capito, che sa quello che ci sta accadendo. Poi, però, la scuola finisce, il lavoro cambia, si viene licenziati o ci si trasferisce per seguire l’amore della nostra vita.

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Quiche di primavera agli asparagi

Quiche agli asparagi

Mia nonna diceva che litigare non sta bene, che bisogna andar d’accordo, che piangere no, meglio non farlo, sia mai che ti vede qualcuno e pensa che sei infelice. Per fortuna, delle tante cose che mi ha insegnato, quella non l’ho imparata proprio per niente e continuo a fare di testa mia o, piuttosto, a seguire gli insegnamenti di qualcun altro.

Ci hanno insegnato che è meglio non farci notare, tenere un profilo basso, evitare gli eccessi e le esagerazioni. Così non ci facciamo sentire litigare, teniamo tutto dentro e quando vediamo una coppia che discute ci chiediamo cosa sia mai accaduto di così grave per urlarsi addosso, che non è proprio il caso, dopotutto. Così non mostriamo lacrime né segni di dolore, perché è meglio fingere di essere forti piuttosto che rivelare di essere deboli come tutti gli altri. Ma soprattutto, fingiamo una felicità quieta, una felicità che non disturba, di quelle che rendono contenti anche gli altri perché non sono troppo ingombranti, di quelle che non fanno ombra. E se per caso ci capita di assaggiare, per sbaglio, una felicità più immensa, che non riesce a stare dentro alcun contenitore, allora ce la rituffiamo dentro, la mettiamo sottovuoto in modo che non disturbi, come un genio nella lampada.

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Bignè fatti in casa al lemon curd

Bignè al lemon curd

Mi mancherebbe la certezza che tu sei nell’altra stanza; mi mancherebbe il tuo bacio la mattina, il vassoio che mi porti a letto la domenica, con Robinson che profuma di carta e il caffè d’orzo. Mi mancherebbero le nostre chiamate in auto, all’ora di pranzo, anche se fa caldo e vorrei aprire tutto, ma se apro i finestrini tu non mi senti. Mi mancherebbe aspettarti dalle cinque in poi, come la volpe aspetta il Principe. Mi mancherebbe il rumore delle tue chiavi. Mi mancherebbe il profumo di erbe che porti dentro casa quando arrivi dal lavoro. Mi mancherebbero i tuoi “Stai tranquilla”, qualunque sia la domanda. Mi mancherebbero le nostre passeggiate nella nebbia fitta di novembre, quelle che non vorresti fare ma fai comunque; e poi mi mancherebbero quelle di primavera, con le gonne svolazzanti e le t-shirt aderenti.

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Andrea Giuseppucci e il futuro oltre

Andrea Giuseppucci
Ph Andrea Moretti

Mi è sempre piaciuto chi non si arrende. Mi sono sempre piaciute le storie di chi ce la fa non perché sia stato facile, ma perché non si è arreso. Mi piacciono quelle storie di gente che combatte e realizza i sogni perché non smette di crederci, nonostante tutto. Sì, quelle storie anche un po’ cliché, alla Walt Disney, che però a volte accadono. E mi piacciono soprattutto quando non si tratta di gente speciale, ma di gente qualunque, come me, te, noi, solo che invece di accontentarsi ha deciso di chiedere di più, di chiedere di meglio, di continuare a desiderare che le cose cambino. E, alla fine, le cose cambiano davvero.

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Crema di frutti rossi

Crema di frutti rossi

Mi piace essere donna. Mi piacciono le gonne, mi piacciono i rossetti, mi piacciono le rose rosse e, come da cliché, mi piace tanto il cioccolato al latte. Se potessi rinascere, sceglierei di rinascere donna: di nuovo, nonostante tutto. E quel “nonostante tutto” non si riferisce certo al ciclo mestruale. Il problema è che, in un giorno di primavera, mi sono chiesta: ma se aspettassi un figlio, vorrei che fosse femmina? Le farei un favore, a farla nascere femmina? O per lei vorrei di più?

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Spazio 7: quando la cucina sposa l’arte

Sono cresciuta con Jackson Pollock e Marina Abramovic, che mio papà mi ha fatto conoscere come se fossero parenti alla lontana, gente che prima o poi sarebbe passata a trovarci. Zia Marina e zio Jack, accento serbo e abiti macchiati di colore. Sono cresciuta camminando per musei talmente a lungo che una volta mi si ruppe un sandalo: osservavo il gesto e il controgesto, giocavo a individuare i colori complementari, la minuscola macchia di rosso in mezzo al verde. Facile intuire come, al sentire parlare di un ristorante dentro un museo di arte contemporanea, non abbia saputo resistere.

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