Plum cake all’arancia

Plum cake all'arancia

È in corso un attacco, un attacco allo spazio. Non so chi abbia deciso, ma a quanto sembra sono tutti d’accordo: l’obiettivo è ridurre al minimo gli spazi vuoti, stipare all’inverosimile le agende, sottrarre ore al tempo libero per dedicarle al lavoro; l’obiettivo è abituarci a questa sottrazione gradualmente, in modo da non accorgersene nemmeno più dei weekend impegnati, delle serate occupate, delle telefonate fuori orario, dell’essere disponibili sempre e comunque, sempre e ovunque. L’obiettivo è renderci felici del mondo così come, perché neanche ricordiamo – o immaginiamo – che potrebbe essere diverso.

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Una sera all’Osteria Francescana

Bottura

Quanto pagheresti per un safari con Hemingway e ascoltarlo mentre ti legge un suo racconto? Quanto pagheresti per pattinare insieme a Evgenij Pljuščenko? Quanto pagheresti per un quadro di Pollock? La storia che vi racconto oggi è una storia che ha a che fare con il cibo, sì, ma più di tutto ha a che vedere con l’arte, con il fare esperienza, con il vivere attraverso tutti e cinque i sensi e con ciò che accade quando un artista si chiama Massimo Bottura, non dipinge, non scrive, ma racconta incredibili e folgoranti storie. Lo fa attraverso gli ingredienti e la tecnica di uno chef che si è conquistato tre stelle Michelin e che ha portato l’“Osteria Francescana” a essere due volte miglior ristorante al mondo. La storia inizia in una viuzza di Modena, con il freddo di dicembre e qualche lieve goccia di nevischio, con un gruppetto piuttosto nutrito che si guarda attorno e non sa se suonare o no il campanello perché forse è realtà o forse no, che siamo qui, proprio qui, davanti alla targhetta che dice “Osteria Francescana”.

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Pie di zucca con panna al cacao

Pie di zucca

Ho paura delle analisi del sangue (più dei risultati che del prelievo), dei sintomi, degli ospedali, delle visite ginecologiche, di quello che i dottori potrebbero dire. Ho paura del parto, del corpo che si trasforma, delle malformazioni genetiche. Ho paura dei palloni da calcio, di quelli da pallavolo e anche di quelli da basket, ho paura degli sport di squadra e l’odore delle palestre mi lascia sempre un retrogusto d’ansia, in fondo alla gola. Ho paura dei ragni ma non dei serpenti (forse perché non li ho mai visti). Ho paura degli attentati terroristici. Non ho paura dei capelli bianchi, né di invecchiare, ma ho paura della menopausa e delle crisi di mezza età. Ho paura delle pillole, che non riesco a ingoiare, e delle lenti a contatto, che non riesco a mettere. Ho paura di avere poco tempo. Ho paura di sbagliare a scegliere la direzione.

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Brownies d’autunno

Brownies

L’autunno dovrebbe essere il mese in cui rallentare: coperte di lana, tisana fumante, gatto acciambellato addosso, un vecchio classico da leggere mentre fuori piove, Netflix la sera, gli abbracci, le castagne, le prime zuppe, l’amore. E invece, puntualmente, è sempre il mese in cui si ricomincia, in cui si prende la rincorsa e in cui si pigia sull’acceleratore. Scadenze, email, test di ammissione, corsi da programmare, idee da condividere, lezioni da pianificare.

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Dove i laghi sembrano mare: viaggio in Canada

Canada

Mito da sfatare numero uno: in Canada fa caldo. Cioè, fa freddo in inverno e si arriva anche a -30 C° e oltre; fa freddo a Nord, quello sempre; ma poi ci sono le estati dell’Ontario e del Québec Meridionale, dove si arriva anche a 30 C°, l’umidità è quella della Pianura Padana, la gente mette le infradito e tutti i B&b hanno l’aria condizionata accesa. Mito da sfatare numero due: in Canada ci sono tanti laghi. In realtà, di laghi ne hanno miriadi. Solo che non sembrano laghi, sembrano mari. E alcuni fiumi, tipo il San Lorenzo, sembrano laghi che sembrano mari. Insomma, in Canada sembra sempre di avere un mare immenso davanti, un mare che ti sta a guardare e ti prende in giro dicendoti: “Mica crederai davvero che io sia un laghetto qualunque?”. Mito da sfatare numero 3: in Canada si parla inglese. In Canada si parla inglese, in effetti; e francese, in Québec; e poi la gente mischia le due lingue, fa risuonare accenti dell’una e dell’altra, prende in prestito espressioni, crea calchi, rimescola. Quindi in realtà forse non si parla né inglese né francese, ma un territorio di mezzo che è un territorio prima di tutto culturale, e poi anche linguistico.

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Ghiaccioli al caramello

Ghiaccioli al caramello

C’è un momento in cui si inizia a rimandare a settembre: è il momento in cui le mail diminuiscono e le poche che arrivano ricevono risposte laconiche, come a dire che è proprio il periodo sbagliato, che abbiamo capito ma che ci ripenseremo al rientro; è il momento in cui non si riesce nemmeno a guardare un film intero, perché costa troppa fatica (meglio la maratona di Stranger Things, senza alcun dubbio); è il momento in cui il basilico diventa pesto e si può chiamare cena un pasto a base di bruschette al pomodoro; è anche il momento in cui si fanno progetti, fiduciosi che a settembre ci sarà l’energia necessaria per trasformarli in realtà; ed è il momento in cui si pensa a come sfamare il gatto in propria assenza, a come trasportare i cani fino a Napoli, a quanti dollari canadesi ordinare in banca, ai ristoranti da provare Oltreoceano.

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